SERIGRAFIA
*PAOLO NARDI

by Siriana F. Valenti

Keep Calm and Straight to Hell

Paolo Nardi nasce a Voghera nel 1979. A 15 anni, per «creare un mondo di evasione», inizia a suonare il basso che lo porterà, più tardi, a far parte del gruppo musicale: Retarded. Nel 2001, per la Wynona Records, diventa tour manager e tra una birra, una cassa, un modulo SIAE da compilare e 2.438 km “macinati” in furgone per accompagnare The Gamits in tournée, approda a Roma dove, per amore, decide di rimanere.

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Sono passati dieci anni da quando Roma la generosa ha accolto questo ragazzo del Nord, lui dal canto suo si è dato parecchio da fare per restituire il favore. Sotto il nome di Straight to Hell, che rimanda ad una bellissima canzone dei Clash, inizia con alcuni amici a realizzare T-shirt serigrafate per vari gruppi musicali. Dai banchetti del Villaggio Globale durante i Torretta stile ai due mini negozi/laboratorio di San Lorenzo, dall’iconografia Rockabilly ai cotoni rigidi (di quegli anni) Fruit of the Loom, Paolo di strada ne ha fatta tanta e, nel 2009, la sua Straight to Hell si trasferisce in uno spazio più grande, cambiando le macchine per la serigrafia di pari passo alla crescente domanda.
Oggi con la sua attività, Paolo, garantisce lavoro a tempo indeterminato a dieci persone e fosse solo per questo che merita, specialmente nel momento storico in cui viviamo, tutta la nostra stima.

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Abbiamo parlato con lui durante un sabato pomeriggio, il cielo era plumbeo ma le parole fluivano leggere.

straightohell_sanlorenzoFacciamo un po’ i nostalgici… Cosa ricordi dei primi anni qui in città? Raccontaci qualche storia bizzarra, mi parlavi ad esempio di risse, botte da orbi, incendi, signore del piano di sopra che sparavano invettive in cortile… sicuro che stavi a Roma?
In effetti i primi anni in questa città non sono stati proprio facili… Sono nato in una piccola e sonnolenta cittadina della bassa padana e quando mi sono trasferito a Roma ho decisamente sentito lo stacco. Diciamo che a un provincialotto del nord la grande metropoli fa un certo effetto, specialmente se cerchi di aprire un’attività in cui per prendere le autorizzazioni devi interagire con ASL, vigili urbani e quant’altro. In tutta onestà devo dire grazie ad Alberto Sordi. I suoi film prima di venire qui, non li capivo! Poi mi ha dato una grande chiave di lettura di come funziona Roma nel bene e nel male. Per esempio dopo circa un anno che ci eravamo trasferiti nell’attuale sede di via della Marrana e dopo aver regolarmente firmato un contratto d’affitto con i presunti proprietari si presenta un signore in giacca e cravatta che ci fa notare che lo stabile era sotto sequestro giudiziario e gli avevano affidato la procura di venderlo al più presto! In pratica i presunti proprietari ce l’avevano affittato consapevoli del fatto che sarebbe andato presto all’asta… Alla fine tutto è andato per meglio ma ho passato qualche mesetto in ansia, dopo tutti i soldi che avevamo investito per avviare il nuovo laboratorio. Poi come, ricordavi tu, ci sono una serie infinita di aneddoti su litigi tra corrieri, clienti e fornitori con i nostri vicini, che ormai sono diventati famosi per i loro modi non proprio da galateo. Sai, una volta ho dovuto portare via di peso un rappresentate di un nostro fornitore perché stava minacciando di spaccare la faccia alla signora del primo piano mentre lei lo mandava sonoramente affanculo (sempre per questioni di parcheggio, da noi si litiga prevalentemente per quello!). Letteralmente lui gridava: «A signo’ viè giù che te rompo er culo! viè giù che te gonfio» e lei: «A chiiii?? A me? Mo’ chiamo mi fijo e te faccio vede io. Ah mmmerda!». Ecco questa un po’ è la Roma che, all’inizio, mi ha un po’ scioccato. Ora ci ho fatto l’abitudine e diciamo pure che ci sono dei lati positivi, per esempio non ci si annoia mai dalle nostre parti.

Qual è la prima maglietta che hai realizzato? C’è un personaggio famoso a cui hai visto indossare una delle tue T-shirt? Quali concerti ricordi durante i banchetti al Villaggio Globale?
La prima prima, forse non me la ricordo sai? Ho ricordi un po’ confusi del primo periodo di Straight, succedevano tantissime cose una dietro l’altra. Facevamo un sacco di bootleg di gruppi punk, rockabilly, moto inglesi… Piero, il mio primo socio, era appassionato di auto e moto d’epoca e aveva un gran giro di mercatini un po’ in tutta Italia.
Poi, come hai ricordato tu ho cominciato a gestire il banchetto del merchandising di Toretta stile nello spazio boario al Villaggio Globale. Suonavano un sacco di gruppi, dal reggae agli italiani, De Gregori, Afterhours, Caparezza, etc. Sicuramente i Beastie Boys e i Phantomas sono quelli che mi ricordo di più! È stato figo essere li, avevamo praticamente un negozio all’interno del tendone dove si svolgevano i concerti e vendevamo di tutto, dai dischi alle T-shirt, spille, vestiti, quello che capitava.
Personaggi famosi con le nostre maglie? Non posso dimenticare quando ho visto Piero Pelù con una nostra maglietta super bootleg della Voodoo Rhythm records. L’ha usata per qualche anno in tutte le foto ufficiali!

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Il tuo retaggio, di sicuro, non si può considerare capitalista. Come ti senti oggi a vestire i panni del piccolo imprenditore e come ti relazioni con il passato recente? Cosa vuol dire gestire le risorse umane?

Da sinistra in senso orario ecco il Who's who di Straight to Hell: Emiliano, Gabriele, Serena, David.

Dall’alto a sinistra in senso orario ecco il Who’s who di Straight to Hell: Emiliano, Gabriele, Serena, David.

Questa è una bella questione. Da una parte il mondo del punk e della musica indipendente mi ha insegnato il “Do It Yourself” ossia: prendi e fai tutto con i tuoi mezzi. Questa sicuramente è stata la spinta iniziale a costruire quello che oggi è un’azienda che occupa a tempo pieno 10 persone più vari collaboratori. Dall’altro lato ho passato anni a fare cose un po’ approssimative dal punto di vista di amministrazione e investimenti perché avevo paura di andare fino in fondo. È complicato. Bisogna essere disposti ad evolvere e rimanere se stessi allo stesso tempo. Spesso le realtà indipendenti vengono inghiottite quando si affacciano sul mercato vero e proprio perché lì le regole sono altre, non ti puoi fidare di nessuno e sostanzialmente non conti niente, tutti quelli che hanno fatto un percorso simile al mio possono capire. È un gran casino. Per me è stato fondamentale cercare di costruire qualcosa che funzionasse davvero, anche al di là di una ristretta cerchia di conoscenze, volevo un’azienda che potesse crescere in maniera pulita, il più possibile in regola e che potesse offrire posti di lavoro adeguati.

Da sinistra in senso orario ecco la seconda tornata del Who's who di Straight to Hell: Valerio, Marco About, Mario, Marco.

Dall’alto a sinistra in senso orario ecco la seconda tornata del Who’s who di Straight to Hell: Valerio, Marco About, Mario, Marco.

È per questo che ho sempre cercato di investire prima di tutto sui collaboratori. Penso che se vuoi pretendere qualcosa da qualcuno devi essere tu a fare il primo passo. Potrei stare qui a farti l’elenco di tutte le fregature che ho preso negli anni, ma alla fine per me il bilancio è sempre stato positivo. Se ci credi, e sei presente, alla fine in qualche modo ce la fai. Certo di errori ne ho fatti davvero tanti ma non riuscirei ad immaginare di essere dove siamo oggi senza tutte quelle singole cazzate che mi hanno fatto passare notti insonni e piene di preoccupazioni.

Da sinistra in senso orario ecco la terza tornata del Who's who di Straight to Hell: Fabiano e Renzo.

Da sinistra ecco la terza tornata del Who’s who di Straight to Hell: Fabiano e Renzo.

Alla fine penso che la cosa più importante sia metterci il cuore nelle cose che fai. Se ti piace e sei appassionato al tuo lavoro tutto trova sempre un senso.

Vieni dalla scena musicale underground, non è un caso che lo zoccolo duro della tua produzione provenga proprio dal mondo della musica. Tra i tuoi clienti troviamo ad esempio: Mannarino, Sud Sound System, MArteLive, Coez, Honiro Label, Gente de Borgata. Come è lavorare per loro? Quante maglie in media a concerto ti vengono commissionate? Hai mai ricevuto qualche richiesta astrusa?
Si, in origine Straight to Hell stampava quasi solo esclusivamente per gruppi, con gli anni poi di pari passo alla crescita dell’azienda abbiamo cominciato a lavorare con tante altre realtà, senza mai dimenticare da dove siamo partiti. Cerchiamo di offrire alle band, grandi e piccole, il miglior servizio possibile. Lavorare con i gruppi è figo anche se spesso non ci si può sbizzarrire più di tanto perché i prezzi di vendita ai concerti sono bassi quindi dobbiamo cercare di offrire bei prodotti a prezzi contenuti. Abbiamo la fortuna di lavorare per tanti bravi artisti e sono soddisfazioni. Assurdità? Gruppi che il giorno prima del loro primo concerto chiamano e chiedono di stampare 6 grafiche diverse in 5 pezzi per soggetto perché vogliono che il loro banchetto sembri quello degli Iron Maiden dell’ultimo tour. Oppure le solite consegne fantomatiche in giro per l’Europa con gruppi che sono già in tour e cerchiamo di inseguirli con i corrieri.
In linea di massima i gruppi non stampano molto, in media gli ordini sono di 100 pezzi ma sono convinto che nei prossimi anni, con il quasi abbandono di supporti per la distribuzione della musica il merch sarà sempre più importante.
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Straight to Hell, quasi fosse una sorta di paradosso o scherzo del destino, vanta però anche clienti come i Missionari del Preziosissimo Sangue di Gesù o i GOM… tutto questo grazie all’intervento di due coraggiose Suore filippine che un giorno hanno bussato alle porte del laboratorio “scatenando l’inferno”! Ti va di raccontarci questa storia?
Sì, questa fa un po’ sorridere visto il nome dell’azienda. Qualche anno fa siamo stati contattati da un gruppo di suore filippine che hanno visto il nostro sito e dovevano stampare delle T-shirt con sopra la madonna o qualcosa del genere. Una volta fatto il lavoro sono state molto contente e nei mesi successivi ci hanno presentato a molti altri istituti religiosi sia di Roma che di fuori e da li abbiamo conosciuto un mondo. Si fa moltissimo merchandising per oratori, parrocchie, eventi etc. Ancora mi chiedo che cosa abbia spinto le due sorelle a citofonare ad un campanello con sopra un piccolo diavoletto e la scritta “dritto all’inferno”. In questo caso devo dire che ho fatto marketing senza rendermene conto… Inoltre questo dimostra che se lavori bene, non c’è davvero limite a dove puoi arrivare indipendentemente da dove sei partito. Comunque il nome impressiona sempre tutti e rimane molto impresso anche a chi, i Clash, non sa neanche chi sono. Una volta mi hanno anche dato un assegno della Banca Vaticana intestato a Straight to hell s.r.l. Sono soddisfazioni!

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Ultimamente stai lavorando tanto per la moda. A livello iconografico, a seconda degli anni, avrai di sicuro visto passare davanti allo schermo e poi trasferite su cotone tantissime immagini. Qual è il trend del momento? Questo è l’anno di quali simboli e, secondo te, perché?
Trend? Il teschio come sempre la fa da padrone, negli ultimi mesi spesso declinato con madonne e immagini sacre medioevali. Rimangono stabili i simboli di massoneria, occhi, triangoli, e via dicendo. Le croci vanno davvero bene, sia dritte che rovesciate. Stanno calando ancore, rondinelle ed iconografia marittima anche se ancora se ne vedono quasi tutte le settimane. I più giovani sono in fissa con immagini coloratissime al caleidoscopio.

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E poi gli animali e fiori: squali, cervi, serpenti, scorpioni, rose, tulipani… Reggono bene anche le facce dei personaggi famosi o delle fiabe con occhiali, nasi da pagliaccio, schizzi a mano e aggiunte di frasi simpatiche o decontestualizzanti. Eh, dimenticavo! I numeri tipo college americani con all’interno pattern di fiori, tartan, tappeti e le etichette di champagne. Camouflage al momento in calo netto. In generale c’è un grandissimo incremento delle immagini fotografiche cosa che a noi piace molto perché possiamo sfruttare al meglio tutte le nostre tecniche di stampa.
Sul perché forse non so rispondere. La moda è davvero una bestia strana, a un certo punto va’ una cosa e tutti la fanno anche se ogni creativo ci mette il suo. In realtà mi piace molto essere da tramite nella realizzazione delle stampe perché ogni design diventa una sfida a se. La T-shirt è prima di tutto un capo di abbigliamento oltre a un veicolo di comunicazione e quindi i dettagli sono importantissimi. La stessa grafica potrebbe essere fighissima o inguardabile a seconda di come viene stampata ed è proprio su questo che cerchiamo di fare la differenza.

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Il sabato, da un po’ di tempo a questa parte, organizzate dei corsi di serigrafia, dove alla fine della giornata date la possibilità a tutti di poter sperimentare da soli a casa quello che è stato appreso durante le 8/9 ore di corso. Ce ne parli?
L’idea del corso è nato tramite Lisa di LAU. Lisa aveva già sperimentato il corso quando lavorava in Bunka, un laboratorio serigrafico artigianale attivo fino a qualche anno fa. L’idea mi è piaciuta subito perché molti dei nostri clienti ci avevano chiesto di capire fino in fondo come funzionavano le cose in sala stampa quindi la nostra proposta ha avuto subito un bel riscontro.
Il corso si svolge in una sola giornata di otto ore ed è per 3 persone ogni edizione. L’obiettivo è quello di far fare tanta pratica in tutti i processi necessari alla realizzazione di una stampa serigrafia. Dall’incisione dei telai alla stampa vera e propria. Il fatto che ci sono solo tre persone e che nelle ore dedicate alla stampa ognuno è seguito da uno di noi lo rende una vera e propria full immersion nel nostro mondo. I partecipanti possono portarsi qualsiasi cosa da casa da stampare con un loro design che realizzeranno personalmente dell’inizio alla fine. Si può stampare su carta, adesivi, poster, borse, T-shirt, giacche… Una specie di workshop. Sta andando benone e anche se è un po’ sfiancante visto che per noi rappresenta la fine della settimana lavorativa mi da sempre una grande soddisfazione. Anche per noi è un bel momento di condivisione, che in un lavoro così tecnico non fa mai male. Devo dire che mi ha stupito molto l’interesse e l’entusiasmo che hanno mostrato tutti i partecipanti.

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C’è, tra le tante maglie realizzate, una che ogni volta che la guardi dici con orgoglio (o anche no): «Ca**o questa l’abbiamo fatta noi!!!».
Sono tantissime, anche se le soddisfazioni più grandi non ve le posso dire perché sono ancora top secret! Mi piace molto seguire da vicino i campionari di alcuni brand che fanno ricerca. A volte ho la fortuna di lavorare con persone davvero stimolanti e flessibili con cui riusciamo ad ottenere risultati che fino a qualche anno fa pensavo fossero impossibili. Adoro sperimentare nuovi inchiostri, tecniche ed effetti speciali e studiare modi per metterle poi in produzione in maniera soddisfacente e a costi accessibili. Questo è l’aspetto del mio lavoro che preferisco e che ancora mi emoziona tanto. Quando consegno questi lavori c’ho ancora l’ansia! Poi, tutte le volte che vedo una maglia stampata da noi in giro è sempre una bella soddisfazione. È il bello della T-shirt, una volta indossata prende sempre contesti e significati diversi da quando la vedi in laboratorio.

Infine, le T-shirt possono diventare dei veri e propri Totem, immagino che ognuno di noi abbia nel proprio armadio almeno una maglietta a cui tiene tantissimo e magari se la porta dietro da anni perché legata a un momento/ricordo che non si sfibrerà mai con il tempo. È così anche per te? E se sì quale ricordo hai cucito tra le trame della maglia?
Il mio armadio sostanzialmente è pieno di vestiti sporchi di inchiostro. È una maledizione. In realtà vesto prevalentemente maglie non stampate. Mi sono comprato un cartone da 100 di un modello di T-shirt nera della Continental che mi piaceva particolarmente e che è andato fuori produzione qualche anno fa e campo con quelle. Ogni tanto qualche stampa la porto ma sono prevalentemente cose vecchie del periodo in cui suonavo, e pochissima roba che ho stampato io i primi anni. Forse ho sviluppato un po’ di rifiuto nei confronti delle stampe e mi sembra tutto già visto o banale… È normale no?

WEB* straighttohell.it
FOTO* Andrea Sanguigni