CINEMA
*VIDEOGAMES MOVIES

by Laboratorio Bizzarro

INSERT COIN!

Direttamente da Bizzarro Magazine vol. 3 – Gamedrome una selezione di 10 film video ludici, tra i più insoliti che vi possano capitare a tiro. In giro si vedono cose strane… e noi ve le raccontiamo!

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Illustrazione: Alain Poncelet

4138Il demone delle galassie infernali
di D. Allen, C. Band, J. Buechler, S. Ford, P. Manoogian, T. Nicolaou, R. Turko – Usa, 1984

Paul, un mago del computer, viene rapito dal demone Mestema che lo trasporta in un mondo parallelo. La sua ragazza è ostaggio del satanasso e il giovane, per salvarla, dovrà superare sette prove ambientate in sette scenari diversi (si va dalla giungla al dopo apocalisse). Film sgretolato e inconcludente ma di chiarissimo impianto videoludico: abbiamo una principessa da salvare, un mostro finale da raggiungere e sconfiggere e sette diversi livelli da superare, nonché un computerino da polso che fornisce tutte le informazioni di base per superare ogni schema. Niente però riesce a sollevare questo film da terra, neanche una cabina di regia composta dal meglio della premiata ditta Empire/Full Moon. Tutto si palesa ben presto come un confusissimo esercizio di stile, magari simpatico ma inevitabilmente disastroso e pasticciato (il titolo italiano, in tal senso, rende benissimo l’idea). Peccato.
(Daniele “Danno” Silipo)

locandinaMamba
di Mario Orfini – Italia, 1988

Gene è un videogame designer decisamente disturbato: dopo la separazione dalla fidanzata decide di vendicarsi, facendola morire orribilmente tramite il morso di uno dei serpenti più velenosi in natura, il mamba. Quale miglior soluzione, quindi, di introdurre detto serpente nell’appartamento della compagna (opportunamente scenografato senza finestre) e chiudere ogni uscita ermeticamente? Questo il nuovo videogioco di Gene, che seguirà l’accadimento a distanza, tramite un apposito monitor. Se la premessa vi sembra assurda aspettate di vedere l’esecuzione: una sceneggiatura che cerca disperatamente di tirare l’ora e mezza del film generando tensione tramite l’improbabilissima lotta tra la donna e il serpente in un appartamento di circa duecento metri quadri. Mamba è però tanto assurdo da denunciare subito un totale distacco dalla pratica cinematografica corretta, offrendo così allo spettatore momenti di divertente quanto facile paura e interessanti reperti culturali in pieno stile anni ’80.
(Davide Pessach)

Stefano_Quantestorie_1993 Stefano Quantestorie
di Maurizio Nichetti – Italia, 1993

Stefano ha quarant’anni e fa il carabiniere ma potrebbe essere un professore, un musicista, un pilota o un rapinatore. Tutte le possibili scelte del protagonista convivono sullo schermo, si incastrano e collidono, si incontrano e si sfiorano. Come in un simulatore di vita, dove a ogni scelta del giocatore corrisponde un cambio evolutivo del personaggio controllato, Nichetti pone al centro della scena non una semplice storia o un singolo protagonista, ma un’esistenza totale con tutte le sue possibili svolte: è come assistere a sette diverse partite del medesimo videogame, tutte giocate contemporaneamente. Un incredibile patchwork di realtà parallele portato avanti in modo fluido e vivace tra gag da cartone animato, risvolti paradossali e invenzioni spiazzanti. Non pago, il regista milanese ne ha proposto anche due versioni interattive, una nel ’98 su cd-rom e una nel 2005 come extra del dvd uscito per CG Home Video. Di fatto, uno dei primi film interattivi prodotti in Italia.
(Daniele “Danno” Silipo)

virtuality_5636_hr Virtuality
di Brett Leonard – Usa, 1995

SID 6.7, creatura digitale creata dal governo che fonde assieme le diverse personalità dei più efferati assassini, riesce a trovare una via per raggiungere il mondo reale. Sulle sue tracce viene messo l’ex poliziotto Parker. Tre anni dopo Il tagliaerbe, Brett Leonard torna alla propria ossessione per la realtà virtuale con una pellicola decisamente più solida, pratica e immediata della precedente, retta dal duello tra i pesi massimi Denzel Washington e Russell Crowe. Diretto con sguardo brillante e mai banale, il film si dimostra decisamente avanti coi tempi nel suo sistematico fare ricorso all’occhio dei tanti media, chiamati in gioco per arricchire una grammatica registica perfettamente adesa allo script. Partendo da basi thriller-action a cavallo tra reale e virtuale, Leonard si toglie lo sfizio di ragionare sui mass media e i circuiti tutt’altro che virtuosi che li alimentano, senza per questo subordinare l’efficacia della narrazione a una vuota retorica massmediafobica.
(Andrea Avvenengo)

locandina-1 Tutti gli uomini del deficiente
di Paolo Costella – Italia, 1999

Eredità e videogame. Tra questi due paletti tematici si muove Tutti gli uomini del deficiente che, parafrasando con neppur troppa simpatia il film del ’76 di Alan J. Pakula, riunisce sul grande schermo tutti i componenti della allegra brigata di Mai dire Gol, capitanata dal trio della Gialappa’s Band. Il vecchio Leone Stella (un hippie e sonnacchioso Arnoldo Foà) decide di lasciare le redini della sua Totem Arts a chi riuscirà a batterlo al videogioco Doctor Leo Star. Ma mentre il nonnetto se la gioca comodamente con un buon vecchio joystick, i candidati devono affrontare i livelli dell’arcade nel mondo vero. Tra reale e virtuale, in un teatrino di scenette che oggi fanno ridere a denti stretti e richiamano una comicità (in)vecchia(ta), l’opera si farcisce di scialbo intellettualismo cinematografico citando Paura e delirio a Las Vegas, Duel, Léon. Un film per nostalgici e fanatici dei Gialappi, memorabile solo per il “movimento clericale Cloro al Clero”, il vessato pupazzetto Doghy e l’L.S. DJ di Maurizio Crozza.
(Tommaso Tronconi)

thomas-in-loveThomas in love
di Pierre-Paul Renders – Belgio/Francia, 2000

Thomas è un agorafobico in fase acuta, ovvero non riesce né a uscire di casa né a far entrare altri. Ma siamo nel futuro e, incredibile, Thomas può usufruire di un videotelefono (!?) e di un software per il cybersesso con tanto di tuta. Il regista Renders ci racconta una storia di solitudine che dovrebbe far pensare alle moderne comunità online e alla relativa problematica sociale, il tutto servendosi di una visuale in soggettiva, attraverso la quale lo spettatore vede, esclusivamente e costantemente, attraverso gli occhi di Thomas. La cosa funziona e in effetti la sensazione di straniamento c’è tutta, compreso un certo disagio nei momenti più delicati della storia (Thomas è alla costante ricerca di una donna con cui avere rapporti che vadano oltre il cybersesso). Tuttavia il film stenta a decollare proprio per questa eccessiva focalizzazione, quasi morbosa, su situazioni che sono sicuramente imbarazzanti ma anche poco significative. Alla fine ci si ritrova efficacemente nei panni di un reietto della società, ma ai titoli di coda nessuna riflessione di particolare profondità sembra trapelare da questa bizzarra produzione.
(Davide Pessach)

nothing-movie-poster-2003-1020257907Nothing
di Vincenzo Natali – Canada, 2003

Se potessimo far scomparire ciò che odiamo con la sola forza del pensiero, che mondo ci ritroveremmo tra le mani? Da questa premessa parte Nothing, per mostrarci la storia di due reietti della società, alla prese con quelle che per Oscar Wilde erano le più grandi tragedie della vita: realizzare e non realizzare i propri desideri. Il film del canadese Natali ha una forte verve visiva e un’idea di base decisamente interessante, ma zoppica su una sceneggiatura troppo scarna e troppo poco ambiziosa in relazione all’ottima premessa. Il videogioco che aleggia come fuga dalla realtà e rifiuto delle difficoltà della vita sarebbe la rampa di lancio corretta per la storia, ma la sceneggiatura preferisce concentrarsi sul rapporto tra i due protagonisti che risultano, però, un po’ troppo simili per innescare reazioni interessanti. Nothing guadagna il proprio messaggio in un finale sorprendentemente assurdo ma visivamente potentissimo che ne suggerisce quasi la collocazione tra le installazioni di videoarte; il che la dice lunga su quanta potenzialità c’è in questa pellicola.
(Davide Pessach)

20121002-161638 The King of Kong
di Seth Gordon – Usa, 2007

Chi ha detto che guardare un altro giocare ai videogame è noioso? Probabilmente non Seth Gordon che, con The King of Kong, è riuscito a dimostrare esemplarmente il contrario. Avvincente quanto un western, emozionante quanto un film sulla competizione sportiva, illuminante come può esserlo un documentario su un mondo pressoché sconosciuto ai più, la pellicola svela i retroscena di una delle sfide cruciali del secolo: il superamento del milione di punti a Donkey Kong. A fronteggiarsi sono il campione in carica, l’imprenditore manolesta Billy Mitchell, tipo serafico e borioso dal carisma messianico e il suo eterno sfidante Steve Wiebe, insegnante umile e insicuro ma anche maniacale e compulsivo. Per il primo la vittoria è lo scopo della vita, per il secondo un’occasione di riscatto personale. Alfieri di un sottobosco di nerd da competizione (che annovera anche un’arzilla ottantenne), svelato da Gordon con piglio empatico e spietato, capace di mescolare elementi del cinema di fiction e non, in un’arguta osservazione antropologica, spassosa e ricca di suspense. Imperdibile per chi ha passato almeno una giornata davanti al cabinet di un bar o di una sala giochi.
(Caterina Gangemi)

transfer_ver3_xlg Transfer
di Damir Lukacevic – Germania, 2010

In un futuro non troppo lontano, la Menzana Corporation ha scoperto come combattere la morte e bloccare il naturale decadimento del corpo umano. Niente di più facile: basta un trasferimento di personalità. Ecco quindi che il corpo di un vecchio resta un semplice involucro vuoto, privo di essenza, mentre il corpo di un giovane, vigoroso e bello, diventa struttura ospitante. Due personalità che convivono in un corpo solo: l’ospite ha venti ore di vita ogni giorno, il proprietario solo quattro, e solo di notte. Il regista Lukacevic firma un’opera che parla di virtualità, ma su un piano più biologico che digitale, esplorando sino alle estreme conseguenze il concetto di avatar e realtà parallela. E lo fa senza paura di sporcarsi le mani, affondandole proprio là dove altri preferiscono edulcorare con favolette ed effetti speciali. Discriminazione, selezione innaturale della razza umana, commercializzazione dei corpi, povertà e disperazione: il regista non bada né all’etica né al perbenismo, poiché sa maneggiare i tanti elementi di cui dispone con eleganza e buongusto. Se il fine ultimo era trasferire allo spettatore emozioni e inquietudini dei protagonisti, l’esperimento scientifico è perfettamente riuscito.
(Alessandra Sciamanna)

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The Raid
di Gareth Evans – Indonesia/Usa, 2011

Un capolavoro del cinema d’azione che prende il via dalla più scontata logica videoludica. Il boss della mafia indonesiana vive nell’attico di un enorme palazzo fatiscente. I nostri eroi – un team delle forze speciali – dovranno salire piano dopo piano fino allo scontro finale. Lungo il percorso decine di morti, sparatorie, combattimenti a mani nude e qualche mostro di metà livello. A fare da contraltare a uno sviluppo così lineare, una dose esorbitante di violenza e le sovrannaturali doti d’atleta del protagonista Iko Uwais. Gareth Evans è il nuovo messia del cinema muscolare e confeziona un film minuscolo con la forza di un caterpillar fuori controllo. Eccezionale sotto ogni profilo, riesce nell’impresa di fondere categorie estetiche e linguaggi diversissimi tra loro. Meno pornografico della new wave thailandese, più concreto e dritto in faccia di qualsiasi cosa prodotta negli Usa. Tanto raffinato dal punto di vista della messa in scena da far soprassedere lo spettatore all’assenza di qualsiasi forma di script. Proprio come succede quando si gioca al più frenetico dei picchiaduro a scorrimento.
(Marco Andreoletti)

Altri 90 film videoludici si trovano sul terzo numero cartaceo di BIZZARRO MAGAZINE, disponibile a Lucca Comics & Games 2013 (presso lo stand Passenger Press, Padiglione Napoleone E144) e acquistabile online tra pochissimo su: laboratoriobizarro.com