ART
*SHANTI RANCHETTI

by Rossana Calbi

Shanti Shanti

il riposo della bellezza-1

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Trevigiana di adozione, Shanti Ranchetti si diploma in illustrazione alla Scuola d’Arte Applicata all’Industria del Castello Sforzesco di Milano, la sua città d’origine. Sofisticata, ironica, dolce e comprensiva: l’arte di Shanti Ranchetti è un caleidoscopio sul mondo femminile che rappresenta in ogni suo frammento. Gli occhi vivi che sbucano dalla frangetta sono pronti a ridere di tutto quello che rappresenta e soprattutto dei cliché con cui ogni giorno s’incorona la femminilità. La morbidezza del suo viso e la sua espressione dolce sembrano contrastare con il sarcasmo pungente che traspare anche dalle vetrine su cui ha lavorato per l’edizione 2013 del Treviso Comic Book Festival, ma la verità è in quegli occhi intensi solleticati da una frangetta sono in grado di bucare i pensieri e ammorbidire gli angoli acuti di interpretazioni troppo difficili da raccontare.
In mostra nello spazio LabRouge di Milano poco prima di Natale con una sola e unica opera e in primavera un progetto espositivo sempre a Milano nella galleria Federica Ghizzoni: l’arte di Shanti Ranchetti racconta una femminilità complicata e capace di ridere.

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In Italia l’illustrazione è considerata una forma d’arte di serie B, incapace di essere portatrice di un’estetica forte perché dipendente da un testo. Quest’approccio ti infastidisce?
Ho fatto l’illustratrice per molti anni, ho partecipato alle fiere e seguito moltissime mostre come quella organizzata dal comune di Sarmede (in provincia di Treviso, N.d.R.), tra le più importanti in Italia e che ho la fortuna di avere a pochi chilometri da casa e penso che in molti casi il confine tra illustrazione e opera d’arte sia veramente labile.
L’illustratore è sempre stato considerato un po’ un artista di serie B ma basta riflettere sul fatto che il Pop Surrealism sia nato dall’illustrazione e dai cartoons per non capire il senso di questa posizione. Mi infastidisco di fronte allo snobismo di molti artisti verso l’illustrazione e credo che ci siano grandissimi illustratori e molti “artisti” che in realtà non dicono nulla.

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Nella tua ultima personale dal titolo Sante & Profane in mostra nell’aprile del 2012 presso lo spazio XYZ di Treviso, la città in cui vivi, hai analizzato, studiato e colorato diverse tipologie espressive della femminilità, difficile non rispecchiarsi in una delle cornici elaborate in cui inserisci i visi tondi e morbidi. Tant’è che tu stessa ti sei trasformata in un’icona, rappresentandoti come una “martire di buon cuore”. In questo gioco al massacro con le fissazioni e i ruoli che trasformano una donna nella rappresentazione che lei stessa vuole o deve dare al mondo, quant’è stato difficile trovare l’ironia per rappresentarsi?
Io santifico e glorifico la donna, perché sono una donna e perché penso che le donne debbano ancora oggi fare molta fatica per affermarsi ma ho anche un occhio critico che poi si trasforma in ironia, come racconto in Santa casalinga sniffatrice di detersivi martire o in Santa adolescente fumatrice martire.
La santa che mi rappresenta nasconde molti simboli che raccontano la mia vita, il mio essere, i miei dolori e il mio cuore. È stato più difficile mettermi a nudo che trovare l’ironia per farlo perché per me è sempre stata un po’ uno scudo verso l’esterno, una protezione per non far intravedere una certa fragilità.

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Sempre nel 2012 hai partecipato al progetto Prima di comprarla, rifletti!, campagna sociale promossa da Matilde Spadaro e Vincenzo Vecchio, in cui la stessa Matilde Spadaro ex consigliere del Municipio XII di Roma si è messa in gioco diventando la testimonial di progetto anti-prostituzione che cerca di evitare stereotipi perbenisti e ghettizzanti sull’argomento. Anche per questo sono stati coinvolti artisti come te che hanno un’attenzione ironica al mondo femminile.  Spiegaci il tuo lavoro che è stato presentato anche sulle pagine de «la Repubblica».
Ho rappresentato una donna con il proprio cuore in mano e la ferita da cui lo ha estratto aperta pronta a ricevere il denaro. La prostituzione lascia cicatrici enormi nell’anima di chi la pratica e nel cuore, soprattutto se non è una scelta ma un obbligo dettato da ricatti e violenza.

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Sei amica del maestro Saturno Buttò e sei stata anche modella per uno dei suoi lavori, siete due artisti molto diversi eppure dimostrate che l’arte riesce a comunicare sempre e che un bravo artista riesce a fare il suo e ad ammirare l’altro. Quale altro artista stimi e perché?
Ci sono molti artisti che stimo e dovrei fare una lista molto lunga di nomi per non escludere nessuno. Il comune denominatore è sicuramente la coerenza del percorso artistico e l’evoluzione che ne deriva, la sincerità che traspare dalle opere e l’emozione che mi suscita anche se spesso queste sono molto lontane da me come nel caso di Saturno Buttò, lontane tecnicamente anche se in alcune sue tematiche mi ci rivedo molto. Saturno lo ammiro anche per la sua grande disponibilità e umanità, mi ha dato dei consigli, ha apprezzato il mio lavoro quando ero proprio all’inizio ed è stato sempre gentilissimo nel rispondere alle mie domande e ai miei dubbi.

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Come va trattato un artista? Hai qualche consiglio per riuscire a parlare con chi riesce a concretizzare mondi che nella mente altrui sono solo immagini oniriche?
Credo che basti essere spontanei e sinceri e non aver paura di chiedere se si hanno dei dubbi sul significato di un’opera.

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WEB* shantiranchetti.com