VIDEO
*NICCOLÒ CELAIA

by Viola Von Hell

Forza Roma!

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Niccolò Celaia è un video maker romano e i suoi video musicali sono tra i più innovativi del momento. Niccolò traduce in immagini tutto ciò che i suoi occhi percepiscono, grazie a un’immaginazione inarrestabile sta diventando uno dei narratori dei video rap italiani; l’ho incontrato a Koh Samui in Thailandia durante le riprese di Lontana da me di Coez, lì ho potuto constatare con quanta facilità si districhi nelle situazioni più complicate per poter portare a casa una buona ripresa!

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Ciao Niccolò ti ho incontrato durante le riprese in Thailandia del video di coez c’è ne vuoi parlare?
Certo, innanzi tutto, grazie per l’intervista Viola, me l’avevi promesso a Koh Samui e l’hai fatto veramente, è raro trovare gente di parola oggi giorno.”L’ideazione” video di Coez è partita da una chiacchierata che ci siamo fatti prima che partissi per la Tailandia per le vacanze con il mio amico Fabio (che involontariamente trovandosi con me sull’isola è diventato L’aiuto regista del video :)), lui mi ha raccontato la trama che voleva per il video e io scherzando gli ho detto: «Ma viè pure te in Tailandia e lo giramo là». Da che sembrava solo un discorso da ubriachi, si è trasformato in realtà. Lui ha presentato il progetto alla sua etichetta e trovati i finanziamenti, mi ha raggiunto a Koh Samui, l’ultima settimana di Agosto.

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È stato un video/avventura nel senso che sapevamo cosa dovevamo girare ma non sapevamo ne come ne dove, quindi partivamo la mattina in ciabatte e occhiali da sole e, con il motorino affittato sull’isola, vagavamo fra strade impervie immerse nella giungla, spiagge paradisiache e templi buddisti.
Girare l’ultima scena (quella delle lanterne che volano) è stata una delle esperienze più belle/complicate della mia vita. Dovevamo girare una scena in cui c’era Silvano in piedi davanti al mare e dovevamo far vedere davanti a lui delle sky-lanterne che fluttuavano. Volevo che le immagini fossero di forte impatto e quindi avevo bisogno almeno di 20 o 25 lanterne per rendere il cielo pieno di luci. Detta così sembra facile, si è rivelato invece “un bagno de sangue”.
Le lanterne sono abbastanza difficili da accendere, il tempo quei giorni non era dei migliori e coordinare tutto per far salire le lanterne nello stesso momento non è stato semplice. La prima volta che abbiamo provato a girare quella scena (dove c’eri anche tu) abbiamo fatto il cosiddetto Epic Fail.  Nel girato originale si vede Silvano che si mette letteralmente le mani fra i capelli. Le lanterne venivano scaraventate ovunque dal vento, si scontravano, prendevano fuoco e cadevano tristemente in acqua. Parlando con Silvano e Tommaso (manager di Coez) ci è venuto in mente di rivolgerci ad un esperto di fuochi d’artificio e dopo varie peripezie e ricerche abbiamo trovato Alan, un tipo assurdo, all’apparenza sembrava un fricchettone che c’era rimasto sotto in Tailandia, invece si è rivelato un professionista e ci ha aiutato a “portare a casa la scena”. Ci siamo incontrati un giorno nel resort con i Bungalow dove alloggiavamo, si è presentato con sua moglie tailandese e parlando in inglese gli ho spiegato che cosa ci serviva. All’inizio ci ha spiegato che anche per lui sarebbe stato difficile realizzare quel tipo di scena perché non aveva a disposizione tutte le persone che ci servivano, poi mentre si arrotolava una sigaretta si è girato di scatto verso la moglie e ha detto: «Yes, The bikers!», ci ha spiegato che in quei giorni c’erano dei suoi amici motociclisti sull’isola e che se gli avessimo offerto una birra sarebbero venuti a lanciare le lanterne. Il giorno dopo ci siamo ritrovati su una spiaggia con una ventina tailandesi motociclisti (te compresa) e altri nostri amici che erano sull’isola, io spiegavo ad Alan cosa volevo che facessero e lui facendosi aiutare dalla moglie traduceva in Tailandese ai motociclisti. Invece di continuare a parlarne vi faccio vedere delle foto. La scena è venuta una bomba.
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Come nasce la tua passione per i video?
La mia passione per i video nasce quando andavo alle superiori, entravo in classe quasi tutti i giorni con una handycam che mi aveva regalato mio padre e mi divertivo a filmare le cazzate che facevano i miei compagni, gente che correva a petto nudo urlando nei corridoi, le sclerate dei professori, mi divertitivo più che altro a prendere in giro un po’ tutti, me compreso. poi tornavo a casa e montavo tutto mettendoci sotto delle musiche. Avevo dato anche un nome a questi video. “Trash”, ne ho fatti 7-8, erano diventati quasi un culto nella mia scuola (Cine-Tv Rossellini), un sacco di gente si riuniva nell’aula di informatica per vederli.

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Ti occupi anche di fotografia? Quali sono i tuoi lavori migliori? O quelli che ti hanno appassionato di più?
In realtà nasco come fotografo nel senso che prima di prendere in mano una telecamera, ho smanettato parecchio con delle vecchie Canon del buon vecchio babbo, mi ci sono appassionato parecchio ma dopo un po’ ho capito che la staticità dell’immagine fotografica non faceva per me. Per questo ho sentito il bisogno di “animarla” con il video. I miei lavori migliori sono sicuramente quelli che ho realizzato con il mio socio Antonio Usbergo (ormai siamo una coppia fissa) e Andrea Folino (un altro videomaker giovanissimo della Machete che ci ha aiutato in vari video ed è riuscito a risolvere e a districarsi nelle situazioni più difficili). Sicuramente i lavori che mi hanno stimolato di più sono stati quelli con Salmo. Da quando abbiamo iniziato a collaborare con lui e con Tantaroba abbiamo avuto sempre avuto la possibilità, ci sono stati forniti i mezzi e ci stata data la fiducia per realizzare quello che ca**o volevamo, anche se all’inizio poteva sembrare un idea strampalata e a qualcuno poteva far storcere il naso. (Un ristorante dove viene cucinata la gente o Salmo trasformato in un vecchio). Mi sono svegliato un giorno con l’idea di far “fluttuare” Salmo in stage diving su una folla di gente, l’inquadratura doveva partire da un suo primo piano strettissimo e doveva allargarsi fino a mostrare un mucchio di gente. Sembra facile, ma c’è voluto quasi un mese per riuscire a organizzare e girare pochi secondi di video. Quando realizzi un’immagine che avevi in qualche parte nascosta del tuo cervello, in quel momento ti senti veramente appagato.

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Questi sono i video dei quali vado più fiero.

Ormai è più di un anno che realizziamo video insieme, dall’ideazione, alla produzione, alla regia… Ho capito che per tirare fuori delle idee ho bisogno sempre di un confronto e con lui ci troviamo da paura, sia a livello di gusto che di carattere e di interazione sul set. Videoaddicted siamo noi due, poi ci avvaliamo spesso di altri professionisti (scenografi, truccatori, grafici 3d…) in base al progetto da realizzare.

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Fai parte dei Brokenspeakers, hai fatto video anche per loro? Cosa si prova a stare dietro un obbiettivo e a immaginare il prodotto finale di ciò che crei?
Sì mi è capitato di girarli, anzi, i primi videoclip che ho fatto sono stati proprio i nostri, credo che senza i Brokenspeakers non avrei fatto questo lavoro.
È nato quasi come una necessità, avevamo i produttori che ci facevano le basi, eravamo bravi a scrivere rime, ci mancava un mezzo per spingerci e fare arrivare le canzoni a tutti. Il video ci ha aiutato a farlo. Con un investimento di 50 o 100 euro a video siamo riusciti a tirare fuori delle cose che per quel tempo, secondo me erano una ficata aka facciamo di tutto non avendo niente. Questa cosa mi aiuta tutt’ora, anche se dispongo di più mezzi per realizzare quello che voglio, la capacità di sapersi adattare e di inventarsi qualcosa dal nulla mi ha salvato in molte situazioni. Stare dietro a un obbiettivo e poi immaginarmi il prodotto finale, spesso non ci riesco fino a che non arrivo alla fase di montaggio. Sono una persona molto emotiva anche se all’apparenza non si direbbe. Prima di girare la notte non dormo e passo con ansia tutte le ore prima di arrivare sul set, appena mi trovo con la camera in mano però riesco a trasformare quella sensazione in idee, inquadratura, proposte sulla regia. Quindi mentre giro sono talmente preso dalle mille cose che mi girano in testa che non riesco ad immaginarmi nulla, diciamo che spesso anche se ho un piano regia dove ho appuntato quello che voglio, poi mi capita di dimenticarmi dov’è il foglio su cui l’ho scritto e di continuare in free style.

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Come pensi si possa evolvere il lavoro del videomaker in italia?
Mi scrive un sacco di gente più e meno giovane di me che, come me, sta iniziando a fare questo lavoro, chiedendomi consigli o pareri su lavori, tipi di telecamere/ottiche, tecniche di montaggio… sono contento che sia una cosa che stimola la gente.
Sento anche un sacco di fotografi che gradualmente si stanno convertendo a videomaker, sicuramente il fatto che ovunque si giri nel mondo si trovi uno schermo (da quelli sugli autobus a quelli per strada, agli smartphone) porta naturalmente alla creazione di contenuti da far vedere. È un settore che sta andando tantissimo per fortuna 🙂 Se siete curiosi di vedere altri lavori Videoaddicted vi lascio la nostra pagina facebook e il nostro tumblr

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