ILLUSTRAZIONE
*VIRGINIA MORI

by Rossana Calbi

La penna per un foglio in bianco e nero

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I fogli di carta disegnati con la biro di Virginia Mori quest’estate sono stati esposti in tutt’Italia: presso la Società per l’arte di Andria, al L’Aquila e a Pescina nella collettiva I Love Brow e nella rocca Malatestiana di Cesena.


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La ricerca di Virginia Mori si sfoglia sulle pagine per scorrere sui frame premiati in Gran Bretagna al FLIP Festival e Nickeclip di Torino. Virginia Mori evita il colore e in questa assenza racconta paure oniriche con una poetica che è priva di forzature e che ha solo bisogno di essere vista in silenzio.

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Sei stata inserita nel progetto editoriale Banchi di nebbia edito da Orecchio Acerbo, assieme a te, altri sei tuoi colleghi formati alla Scuola del Libro di Urbino. Una scuola d’eccellenza per l’illustrazione italiana, come ha contribuito alla tua formazione?
L’insegnamento ricevuto alla scuola di Urbino ha allargato molto i miei orizzonti a livello artistico e personale, sia per la qualità dei professori che in essi operano, sia per le conoscenze acquisite, l’ambiente stimolante e il bellissimo contesto urbano e storico in cui è inserita.


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Hai vinto una residenza d’artista grazie al premio Abbaye de Fontevraud, che tipo di approccio ha la Francia rispetto all’illustrazione e all’animazione?
La residenza all’Abbazia di Fontevraud è stata una delle migliori esperienze in ambito artistico vissute finora, ho incontrato personalità e animatori eccellenti di tutto il mondo (Joacquin Cocina e Crystobal Leon, Dennis Tupicoff, Yui Hamagashira…) e ho avuto la possibilità di lavorare in completa autonomia al mio nuovo progetto in un contesto al tempo stesso stimolante e isolante; della Francia in generale non mi sento di poter parlare molto, in quanto la mia esperienza è limitata a questa residenza, ma quello che posso dire di sicuro è che ciò che ho respirato lì è stato un forte rispetto per questa professione.


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La tua tecnica non prevede particolari complicazioni: penna e foglio, tutti le costruzioni mentali sono nelle tue immagini: ragazze spezzate e interrotte ma senza nessuna ferocia. Cos’è che fa male alle tue protagoniste?
Sì, ammetto che a volte si scambiano piccole cattiverie innocenti, ciniche e un po’ sadiche; ma a fare male non è il gesto in sé è la simbologia che rappresenta, di cui ogni spettatore può dare la sua libera interpretazione personale.

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Nei tuoi lavori sono ricorrenti delle figure travestite da conigli, un’analogia con i manga, cosa rappresentano?
C’è stato un periodo, soprattutto nel 2012, in cui ho affollato i miei disegni di conigli neri, ma sinceramente non avevo mai pensato direttamente all’influenza dei manga, credo che quei conigli siano per lo più reminiscenze e rielaborazioni simboliche di fiabe lette nell’infanzia ancora prima dei manga, come Le avventure di Pinocchio e Alice nel Paese delle Meraviglie, in cui è presente la figura del coniglio… comunque di certo non escludo l’influenza dei fumetti giapponesi nel mio immaginario, sono stata un’accanita lettrice di manga nel periodo adolescenziale.


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WEB* virginiamori.tumblr.com