STREET ART EXHIBITION
*IL PIANO – LA TOUR PARIS 13

by Francesca Protopapa

Christian Omodeo ha il suo Piano

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La Tour Paris 13 è la più grande collettiva di  street artist mai organizzata al mondo.
Un progetto ambizioso concepito dalla galleria Itinerrance di Parigi  che si è avvalsa della collaborazione de Le Grand Jeu per il contributo degli artisti italiani.

Il progetto ha trasformato un edificio di nove piani (4500 mq) in museo temporaneo, coinvolgendo un centinaio di artisti provenienti da vari paesi del mondo. Il palazzo era classificato come area urbana temporaneamente in disuso, identificata dagli urbanisti della ville lumière come “spazio bianco”. Negli ultimi mesi la torre si è dunque trasformata in una “babele” della Street Art e gli appartamenti di ogni piano sono stati convertiti in opere d’arte.  Ma, attenzione!, Il pubblico avrà a disposizione il solo mese di Ottobre per visitare il palazzo. A Novembre, infatti, il Comune di Parigi ne ha già previsto  la demolizione.

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La selezione degli artisti partecipanti ha privilegiato gli scenari emergenti della scena internazionale della Street Art, come l’America Latina, i paesi mediorientali e, a livello europeo, l’Italia e il Portogallo. Tra gli artisti di maggior rilievo, meritano di essere citati C215, Alexöne, Ethos, David Walker, Ludo, Inti ed eL Seed.
La Galerie Itinerrance, che ha coordinato il progetto nel suo insieme, ha affidato un intero piano del palazzo a Le Grand Jeu, sulla base del lavoro curatoriale che svolge da tempo nel campo della Street Art. La selezione dei 15 street artist italiani per “il Piano” ha voluto  rappresentare le diverse anime e le diverse generazioni della Street Art italiana: dai graffiti alla stencil art, passando per il post-graffiti fino  alle correnti stilistiche più recenti , influenzate dai codici figurativi dell’illustrazione. I 15 artisti selezionati sono: 108 Nero, Agostino Iacurci, Senso, Awer, Dado, Hogre, Hopnn, Joys, JBRock, Joys, Moneyless, Mp5, Orticanoodles, Peeta, Tellas e Etnik. Le Grand Jeu ha fornito ad ogni artista il supporto logistico e economico necessario per realizzare il proprio intervento, lasciando massima autonomia nella scelta dei temi e del tipo di opere da realizzare.

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Alla vigilia di questo evento abbiamo deciso di porre qualche domanda a Christian Omodeo, fondatore de Le Grand Jeu.

Quando hai iniziato ad interessarti di Street Art?
Diciamo che è piuttosto la Street Art che ha iniziato ad occuparsi di me. Un primo interesse superficiale – non avevo amici writer o street artist – si è trasformato in qualcosa di più serio verso il 2008 durante la mia collaborazione con NUFactory. La prima edizione di Outdoor sui muri di Garbatella nel 2010 con JBRock, Sten & Lex, C215 e L’Atlas è stato un banco di prova. Ho capito che volevo studiare le questioni legate alla presenza delle immagini nello spazio pubblico. Oggi, la mia attività curatoriale gira intorno a questo tema, affrontando oltre alla storia di questo movimento questioni come la repressione della Street Art illegale.

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Il ruolo di curatore nell’ambito della Street Art sembra essere un controsenso invece si tratta di una posizione cardine. Perché?
La Street Art è fantastica proprio perché è cresciuta autocurandosi. Se il tuo pezzo rimaneva a lungo in strada, voleva dire che il tuo percorso era rispettato dalla comunità artistica alla quale appartenevi. Non avevi bisogno di essere riconosciuto come ‘artista’ da un critico.
Oggi il discorso è un po’ diverso. La Street Art interagisce molto più di prima con il pubblico ‘altro’. Il curatore può essere quella figura che fa da mediatore, da divulgatore di alto livello per spiegare alla società le logiche e le gerarchie interne alla Street Art. Inoltre, il curatore di Street Art è quello che trova dei muri da dipingere, che organizza dei festival, che conosce tutte le problematiche tecniche, da come si apre un cantiere con un camion con il braccio a quali sono le zone delle città dove si può andare a dipingere illegalmente.

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Arte vs Vandalismo. Potresti darci la tua opinione sulle attuali tendenze della politica italiana nei confronti della Street Art?
Il rapporto tra arte e vandalismo è al tempo stesso un problema serio che va risolto ed un vicolo cieco che ostacola ogni altro tipo di discorso. In Italia, negli ultimi mesi, è in atto una vera e propria guerra mediatica contro la Street Art illegale. Se ne pretende una repressione dura, ma non ci si preoccupa minimamente di capirne le origini. Si puliscono i muri senza sapere che, storicamente, le grandi campagne di pulizia dei muri nelle città hanno sempre coinciso con l’apparizione di una nuova generazione di giovani writer spinti all’azione proprio dalla quantità di muri vergini disponibili. Soprattutto, si continua a credere che sia possibile distinguere la parte legale dalla parte illegale della Street Art, senza capire che si tratta di due facce inscindibili della stessa medaglia.

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La Street Art è sempre più un fenomeno artistico legato alle logiche del mercato dell’arte. Cosa succede quando un artista occupa un muro illegalmente? La sua è arte pubblica o pubblicità per la prossima mostra in galleria?
Questo è uno dei punti più interessanti della fase storica che la Street Art attraversa negli ultimi anni. Esistono tre principali categorie di immagini nello spazio pubblico: la pubblicità, la segnaletica stradale e la Street Art. Ognuna instaura un rapporto diverso con lo spettatore.
La pubblicità è un’immagine associata ad una funzione economica. Magari è una fotografia di David Lachapelle, ma se è davanti ai tuoi occhi è per incitarti a consumare, proponendoti delle scelte, per cui rimani diffidente. La segnaletica stradale è portatrice di un rapporto autoritario: devi girare a sinistra, non puoi andare dritto, devi fermarti. La Street Art è l’unica immagine a incoraggiare allo spettatore di creare un rapporto visivo ‘attivo’ con lo spazio circostante, ma nel momento in cui intreccia anch’essa le logiche del mercato si crea effettivamente un cortocircuito.
Siamo quindi di fronte ad un tornante storico, che non considero però come un problema, perché significa che la Street Art non rimane ferma su sé stessa, ma si confronta con nuove problematiche. Quel che noto per il momento è che il riconoscimento da parte del mercato ha spesso incitato gli street artist a produrre nuovi pezzi e a continuare a scendere in strada, legalmente o illegalmente. E’ uno scotto da pagare, insomma, per avere molta più Street Art a portata dei nostri occhi.

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In una dimensione di arte che scavalca i muri delle gallerie, che abbraccia la cultura popolare e invade le strade delle città di continenti diversi, quanto è importante l’identità nazionale del singolo artista?
Tra gli street artist, l’identità nazionale non ha più senso. Basta parlare inglese per interagire con una comunità di artisti internazionali. Inoltre, è un movimento artistico che riproduce meccanismi già presenti nell’industria culturale. E’ la Street Art globalizzata di JR (il fotografo street artist francese) per intenderci, che si fa portatrice di messaggi universali che vengono riproposti in maniera identica e utopica ovunque nel mondo.
Esiste però un sistema nazionale delle arti che in Italia non ha ancora integrato la Street Art. Ci sono molti artisti, ma non ci sono gallerie, collezionisti e attenzione da parte delle istituzioni nei confronti di questo fenomeno. E’ in questo senso che serve una progettualità nazionale. ‘Il Piano’ nasce proprio per questo: offrire più riconoscibilità alla Street Art in Italia.

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A tuo avviso ci sono differenze di posizione tra i media italiani e francesi riguardo questa forma d’arte?
I media non hanno sempre una funzione di traino. A volte, non fanno altro che rendere pubblico un sentire comune, speculando su quello che la gente vuole sentirsi dire. Cosi è per la Street Art.
In Francia, il MUCEM di Marsiglia possiede la prima e più importante collezione di graffiti europea. Il Primo Ministro francese ha invitato lo scorso 14 luglio un gruppo di writer storici ad esporre le proprie tele a Matignon, nella sua residenza ufficiale. Se si è arrivati a questi livelli, è soprattutto perché molti francesi hanno capito la Street Art e l’hanno integrata nella propria cultura.
In Italia, forse per ragioni banalmente generazionali – la proporzione under 50/over 50 è molto più a favore dei secondi rispetto alla Francia –  si tarda a capire la Street Art. Credo comunque che il giorno in cui Napolitano riceverà al Quirinale nomi come Blu, Orticanoodles, Peeta, Agostino Iacurci o JBRock sia comunque più vicino di quanto si possa oggi immaginare.

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FOTO* © Le Grand Jeu / il Pistrice