SCULTURA
*FRANCESCA ROMANA DI NUNZIO

by Rossana Calbi

Cercare il mito “Inside her eyes”.

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Francesca Romana Di Nunzio plasma ninfe fragili, riscopre le creature del mito nelle pagine de Le Metamorfosi e nel testo ovidiano cerca il dramma della Medusa. L’umanità diventa materia da reinterpretare tra le mani della scultrice romana che usa la cultura classica per modellare la bellezza contemporanea. Unica italiana nella collettiva femminile ospitata a palazzo Valentini di Roma, l’ottobre dello scorso anno, le sue opere hanno rappresentato l’espressione di una bellezza ambivalente e doppia.

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Le mani della Di Nunzio hanno spalancato gli occhi di Kate Moss, l’hanno accarezzata per imprimerle altra bellezza; in Inside Her Eyes la gorgone è stata nascosta nei sotterranei, distante dal mondo etereo e perfetto delle figlie di Atlante, la sua forza aggressiva è custodita, ma nulla è sedato. In ogni aspetto della carne ferma, creata nella materia, la Di Nunzio ha nascosto la stessa forza, a volte la libera altre la contiene in un’attesa pronta a manifestarsi per meravigliare o spaventare.

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Appena laureata all’accademia di Belle Arti di Roma con la specializzazione in scultura hai iniziato a lavorare nel mondo del cinema, le tue sculture sono diventate i personaggi di film fantasy e horror, qual è il lavoro più complicato che hai realizzato per la settima arte?
Direi che ogni lavoro ha indubbiamente una sua complessità e uno specifico grado di coinvolgimento tecnico-realizzativo ed emotivo ma credo che il lavoro di scultura più impegnativo, per entrambi gli aspetti, che mi sia capitato finora sia stata la realizzazione di corpi di deportati ad Auschwitz per il film Shutter Island di Martin Scorsese; lavoro per il quale il materiale di riferimento purtroppo non era frutto di fantasia ma documenti, foto e testi terribilmente reali .
La ricerca documentale che come di consueto rappresenta la premessa per il mio modo di operare, mi ha portato, infatti, ad approfondire, con dettagli tecnici, elementi di orrore dai quali “normalmente” e umanamente si sfugge.

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Le tue sculture sono esposte presso la Dorothy Circus a Roma e la Flower Pepper Gallery di Pasadena, che differenza c’è dal poter esprimere la proprie estetica rispetto a seguire la fantasia di un regista?
Differente è l’obiettivo e diverso è il mondo a cui si rivolge ma la percezione sensibile e i parametri estetici sono sempre frutto dell’insieme delle esperienze. Nutrimento digestione, metabolizzazione sono processi naturalmente indispensabili per il moto creativo, dove la scintilla fondamentale, nell’uno e nell’altro caso, resta sempre la passione.

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Il mondo fantastico fa parte del tuo immaginario, trasformi le icone della moda in farfalle eteree cosa ti cattura di un volto, quale espressione?
Nella fantasia pop surreal la sensazione è di assenza di tempo, una sorta di sospensione, di eterna genesi, dove l’inizio, la durata e la fine si cristallizzano… forse proprio la cristallizzazione della bellezza è il trionfo del surreale.

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Le creature che modelli hanno una bellezza sensibile e cristallina o sono inquietanti e cariche di paura, due aspetti quasi in antitesi che esprimono due scintille di un’unica espressione artistica, come si raccordano le due visioni?
Due visioni della stessa natura, generate entrambe da essa. “Come la natura che per utilità è fatalmente obbligata ad agire come agisce”; Marco Aurelio, Ricordi.

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