ART T-SHIRT
*NOT YOUR DOLLS

by Rossana Calbi

Valentina Zummo e Ilaria Trionfetti per Not Your Dolls

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Dopo anni di moda handmade nel quartiere di San Lorenzo di Roma, le sorelle Ravanelli spostano la loro boutique in zona Monti-Cavour. Lo scorso luglio in via degli Zingari, la nuova sede del negozio, gli abiti e le t-shirt sono uscite fuori dalla boiserie bianca e hanno accolto il pubblico assieme ai quadri di Ilaria Trionfetti e Valentina Zummo, due artiste che accompagnano da molto l’iter del brand nato ad Albano Laziale.

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L’idea presentata da Not Your Dolls è molto semplice: ogni abito è unico, per questo si accompagnano bene alla produzione artistica, unica per forza di cose.

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I lavori della Trionfetti e della Zummo, molto diversi tra di loro, rispondono benissimo al concetto espresso da Not Your Dolls: la femminilità rappresentata da loro è dichiarata e schiva, timida e impudente, un continuo ossimoro che descrive una sensibilità impossibile da plastificare e riprodurre in serie. Le abbiamo incontrate in uno degli angoli più carini di Roma e ci hanno raccontato le loro donne.

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Le figure femminili hanno i volti paffuti dell’infanzia e la malinconia di un passato triste, cosa conservano di più: la nostalgia di un passato che le stringe nel dolore o il desiderio dolce dell’attesa del nuovo che è negli occhi di una bimba?
I.T. Le ragazze che rappresento sono eterne fanciulle, sono bambine con occhi da adulto, forse la malinconia che celano è proprio data dal fatto che di “vecchio” hanno l’anima ma fuori si conservano come burattini leggermente grotteschi.

 

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Il tuo lavoro su carta è semplice, lineare e pulito: uno studio sull’illustrazione che sembra disegnare le tinte accese della cultura più pop, in questa forma culturale quale artista ti ispira maggiormente?
I.T. Il più grande illustratore per sempre rimarrà Topor, per quanto riguarda lo scenario contemporaneo adoro tantissime ragazze-donne la maggior parte francesi una di queste è Celine Guichard e un’altra illustratrice del cuore è Joanna Concejo.
Però, adesso che ci penso, la lista è lunga… mi fermo qui!

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I volti emaciati, carichi di dolore e rinchiusi nei capelli arruffati delle donne che esprimono loro stesse negli occhi spauriti, di cosa ha più paura un’artista?
V.Z. Come il fondotinta aiuta la donna, i quadri aiutano me a far sparire i brutti pensieri. Al momento per quanto mi riguarda, la paura più grande che nascondo forse a me stessa è di non poter dipingere tutti i giorni. Ma è una paura buttata lì anche perché nonostante tutto continuo.

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Libere di esprimere un dolore o forse la noia del dolore, le tue “donnine” reagiscono in modo sproporzionato all’esistenza, distorcendosi e spalancando gli occhi ma tenendo la bocca chiusa, nessun urlo solo quale parola scritta; cosa nascondono nel loro silenzio?
V.Z. Direi che sono di passaggio, riflettono su alcune assurdità che hanno appena visto e  se ne vanno. Le “donnine” in questione ormai sono cresciute. A volte su alcuni problemi non ci puoi fare nulla, li vivi, in silenzio, appunto, senza scomporti più di tanto.

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