EXHIBITION
*EROS & THANATOS

by Rossana Calbi

La doppietta Stefano Bolcato e Max Ferrigno

Stefano Bolcato – Tempi moderni

Nel caldo umido romano le pulsioni sessuali sono ricoperte di uno strato di asfalto che si deforma uccidendo ogni aspirazione al piacere. Caronte ci soffocherà e nessun obolo riuscirà a traghettarci oltre questo inferno, nel tormento della luce, che ci vorrebbe svegli, socchiudiamo gli occhi aspettando un po’ che i nostri sensi tornino attivi. In questo caldo afoso e vitale si è inaugurata Eros & Thanatos, la bi-personale che chiude la stagione espositiva di Mondo Bizzarro. Dal 13 luglio al 13 agosto, Stefano Bolcato e Max Ferrigno sono ospiti dello spazio romano in via Sicilia con un progetto espositivo curato dal direttore della galleria, Dario Morgante.

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Max Ferrigno

I due artisti hanno preso i sogni e i giochi dei bambini e li hanno stigmatizzati, nulla è più rassicurante né i colori accesi di Ferrigno né i sorrisi dei personaggi di Bolcato, tutto è utilizzato in modo contorto e in un verso inaspettato, come l’asfalto che dovrebbe sorreggere il nostro passo e che invece diventa sabbia mobile al nostro incedere. Le sicurezze infantili si perdono e ritornano a essere le pulsioni che ancora non capiamo o che ci rifiutiamo di accettare. Eros & Thanatosè doppio percorso con una medesima direzione.

Crime scene (olio tela) 50x50
Enduro (grafite carta) 20x40

Mattoncino dopo mattoncino hai ricreato scene, ambientazioni fisiche e mentali che sono proposte dai media e che, nonostante la loro crudezza, non ci stupiscono più, perché hai convolto i simpatici e rassicuranti personaggi di origine danese?
S.B. Da bambino le costruzioni Lego erano la mia passione. Ora è una specie di gioco che continua, in questo caso, a volte, si fa decisamente serio.

Libertà o morte (olio tela) 50x50

Dici bene, certi fatti ormai quasi non ci stupiscono più. Spero che il mio lavoro possa invece suggerire qualche riflessione nuova su alcuni aspetti oscuri dell’agire umano, penso che la strada della consapevolezza possa aiutare a comprendere la nostra natura, anche in quelli che sono gli aspetti più inquietanti e che sono comunque parte di noi

Il silenzio è d'oro (grafite carta) 20x40
Il silenzio è d'oro (olio tela) 60x120

Le giunture dei personaggi che hai riportato su tela sono rigide e bloccate in un fermo immagine che si protrae all’infinito, hai trasformato dei simpatici pezzi di plastica in un alter ego sociale in cui non trovare più alcun conforto. Anche nei giochi più innocenti può svilupparsi l’incipit della violenza?
S.B.
 Ho provato a strappare questi piccoli personaggi dalla patinata immagine proposta sulle confezioni in vendita.

Crime scene (olio tela) 50x40

In certi casi, ho voluto dare anche a loro una realtà più autentica, li ho proiettati in scene cruente, rappresentazioni di notizie di cronaca nera, economia, lavoro. Il giocattolo si presta bene a questo tipo di proposta, seducente come la pubblicità, con i suoi colori vivaci, attrae lo spettatore, qui però lo conduce a un messaggio drammatico, violento.

Futili motivi (acquerello carta) 30x40

Cerco di creare un corto circuito emozionale nell’osservatore. In altri casi realizzo composizioni in bianco e nero (di fatto dipinti con quattro colori per dare profondità e volume), occultando volti ed espressioni dei personaggi, aggiungendo inquietudine a una scena già cupa.

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Passiamo a Max. Le tue pin up sono emaciate, tristi e hanno perso tutta la vitalità sensuale che aveva fatto accendere le fantasie infantili della generazione che vedeva in Lamù la prima eroina in grado di trasformare la sua simpatia in un’arma sensuale. Perché hai fatto piangere le eroine della nostra infanzia?
M.F.
 Trovo questa domanda davvero interessante e stimolante perché dimostra quante possibili chiavi di lettura ci possono essere in un’opera d’arte.

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Quando ho deciso di utilizzare i personaggi degli anime, che più ho amato, ho cercato di utilizzare una morfologia che mi attraesse e che fosse in contrasto con il canone classico delle pin-up anni ‘50. A questa pulsione ho voluto aggiungere, da appassionato del fenomeno cosplay, il fatto di vedere spesso nelle foto che lo ritraggono, modelle che hanno tutt’altra anatomia rispetto i personaggi che impersonano.

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Concludendo: ho utilizzato pose e anatomie che reputavo sexy per il mio immaginario, è curioso vedere come possano suscitare attrattive diverse come nel mondo reale. Per quanto riguarda il trucco colato sul viso (altro particolare che reputo di forte impatto erotico), non è detto che sia a causa del pianto!

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Da entusiasta romanista hai tatuato un lupetto sul braccio sottile della tua Nanako, come hai convinto la supergirl Nanà a rivelare un’anima punk e a trasformarsi in una sexy tifosa?
M.F.
 La mia amica Nanà è una curvaiola convinta!

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Scherzi a parte, quando ho iniziato a studiare i tatuaggi da inserire sulle mie pin-up ho pensato, inizialmente, di inventarne alcuni inerenti alla storia dello stesso. Ma sarebbe stato banale, ho ragionato, quindi, sul fatto che le mie protagoniste fossero cosplayer vere e proprie e che, di conseguenza, riportavano sulla loro pelle le proiezioni della loro vita reale. Unica particolarità, ho sognato di “ingaggiare” modelle che arrivassero dal mondo suburbano dei movimenti rockabilly, punk, suicide-girl. La Nanà in questione, vive a Roma – al Quadraro –,  studia a Tor Vergata, ama il Giappone ma, soprattutto, tifa Roma!

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