FOTOGRAFIA
*ROBERTO ZAMPINO

by Siriana F. Valenti

Something like a photography!

Roberto ama viaggiare. Dagli anni del liceo a Siracusa, all’Accademia di Belle Arti di Macerata e fino ad arrivare a Cipro per l’Erasmus, accarezza senza neanche un attimo di cedimento l’idea di diventare fotografo. Lo scorso anno si trasferisce a Londra per un master in photo journalism e da lì apre “le danze” al progetto People of London. Ne parliamo insieme in questa intervista.

Hai a disposizione cinque “scatti” di altri fotografi per presentarti a DATE*HUB.

In alto Jimmy Chin. A sinistra, in alto, Sebastião Salgado e, in basso James Nachtwey. Al centro SteveMcCurry e, a destra, Jeff Widener.

Foto grande Jimmy Chin. A sinistra, in alto, Sebastião Salgado e, in basso, James Nachtwey. Al centro Steve McCurry e, a destra, Jeff Widener.

Click_Jimmy Chin, extreme sport photographer: spingi i tuoi limiti, impara ogni giorno e divertiti! Click_Sebastião Salgado: osserva, apprezza, diventa parte del mondo che ti circonda. Click_Piazza Tienanmen (foto di Jeff Widener, Associated Press): la fotografia può cambiare il corso della storia. Click_James Nachtwey: un problema non può essere risolto fino a quando non viene mostrato (inferno). Click_Steve McCurry: «il bianco e nero va sicuramente bene, e in generale tutto dipende dalle situazioni, però c’è da dire una cosa: la vita è a colori e per questo la scelta del colore mi sembra più logica, molto naturale. Attraverso il colore restituisco la vita come appare».

Parlaci del progetto People of London. Quando è nato? Come pensi possa trasformarsi?
Il progetto è nato qualche giorno dopo il mio trasferimento a Londra. Una realtà variegata, multietnica, differenziata, colorata, che mi colpì immediatamente. Trascorrevo ore a camminare alla ricerca dei miei soggetti cercando di catturarli nel “momento decisivo”. Pura street photography senza interazione fotografo/circostanze.

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Discutendo con amici e osservando progetti di street photography in giro per il mondo ho deciso che volevo sfidare il mio modo di scattare. Così ho iniziato la mia avventura, all’inizio titubante, che mi ha spinto ad oltrepassare la mia “confort zone” e iniziare qualcosa di completamente nuovo dal punto di vista fotografico e umano.

Cosa accade, dentro di te, nel momento in cui decidi di fotografare una persona piuttosto che un’altra? Cosa cattura la tua attenzione?
Tutte le persone hanno una storia da raccontare. A mio parere ogni vita è una storia incredibile. Io cerco di individuare coloro i quali sono più propensi a “raccontare” la loro storia. Possono farlo con un sorriso, con un abito, con il loro modo di camminare. Non seguo moda e bellezza, cerco di percepire cosa quella persona può raccontare al mondo.

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Quando qualcuno suscita il mio interesse, incomincia la turbolenza emozionale: chiedo?, scatto?, sarà disposto?, sarà cortese?, gli darà fastidio?, mi tirerà un manrovescio? (è accaduto!)… insomma devo decidere tutto in poche frazioni di secondo. Voglio che la mia fotografia sia armoniosa ed elegante quindi cerco anche di analizzare i colori dello sfondo e da che angolo è più fotogenico approcciare i miei soggetti. Non posso chiedere successivamente: «potreste per favore tornare indietro in modo da avere quel fantastico blu alle vostre spalle?». Per questo motivo a volte mi cimento in un inseguimento vago fino a trovare la mia nicchia compositiva ed è allora che entro in relazione con la persona.

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C’è qualcuno, tra le persone incontrare per strada, con cui sei entrato maggiormente in contatto? C’è una storia che vuoi raccontare in particolare?
Un paio di storie mi hanno colpito profondamente. Un signore con un lungo cappotto bianco sporco e uno sguardo penetrante fumava una sigaretta sotto le colonne di St Paul’s Cathedral. Mi avvicino e inizio la mia conversazione. Mi racconta che lui in realtà è un alieno che proviene dallo spazio (indicandomi il cielo). Arrivò sulla terra cinquant’anni fa per proteggere l’essere umano dagli attacchi di altri alieni travestiti da umani… e pensare che la gente gli dà del pazzo!

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Come si sviluppa una giornata tipo di People of London? Qual è la prima cosa che chiedi a una persona appena incontrata e che vuoi fotografare? E come ti congedi?
Solitamente ho sempre la macchina con me, capita di trovare qualcuno interessante continuamente. Quando esco con l’idea di scattare per People of London (POL), cammino, nelle mie giornate di “basso morale”, che per fortuna sono limitate a poche ore mensili, non riesco a spiccicare una parola e la mia visione fotografica si appanna. Quando esco con la voglia di fotografare e un’energia allegra e positiva sembra che le persone vangano da me apposta per posare per POL. Cerco di essere subito spontaneo e schietto.

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Mi avvicino e spiego il motivo per il quale chiedo di scattare una foto… senza ridondanze o orpelli accenno al progetto POL e dichiaro il motivo del mio interesse: abbigliamento, bellezza, eleganza, sorriso, colori, a volte anche disarmonia e stravaganza. La sincerità è alla base di questo tipo di fotografia. Trovo incredibile che il 90% delle persone alle quali chiedo di posare mi diano il permesso e mi regalino un sorriso spontaneo.

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Last but not least cosa “senti” prima, durante e dopo una session fotografica?
Ascolto i rumori, i suoni e le conversazioni. Per fare street photography si deve essere presenti. A volte registro l’audio delle mie conversazioni con estranei per poi scrivere la breve storia che cerca di caratterizzare le mie fotografie.

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Ultimamente ho rivalutato Xavier Rudd e Jack Jonhson, due figure incredibili se si ricerca armonia ed energia positiva. A volte capita, per tirarmi su alla fine di una giornata stancante, di ascoltare gli AC/DC… sono eccezionali!

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WEB* robertozampinophoto.com • People of London
(NdR. Grazie Giorgia Fagà)

  • Ketty Romano

    SEI UN GRANDEEEEEEEE!!!!!!!