FINE ART
*CATERINA NOLFO

by Giada Toso

Non un’artista, ma un’artigiana

intervento torino

Ciao Caterina, benvenuta su DATE*HUB. Come ti sei avvicinata al mondo della visual art?
Ciao Hub! Il primissimo “appuntamento galante” con la visual art è stato moltissimi anni fa, quando mia madre mi mandava da un’insegnate di disegno per imparare a usare i pennelli e i colori. Avevo 6 anni, credo. Poi gradualmente ho esplorato il mondo della produzione sartoriale, poi della pittura, della fotografia, della scultura, della video arte, del cinema. L’esperienza più significativa e formativa è stata alla Naba, la Nuova Accademia di Belle Arti a Milano, dove ho raffinato la metodologia della ricerca e lo sviluppo in opere delle mie idee.

invasion torino altra verione
lavoro completo

Partiamo con Invasion, una delle tue ultime performance. Perché hai voluto “invadere” Torino?
Devo confessare che Torino è una città con cui ho un grande conflitto: ogni volta che la visito una parte di me va in crisi. Per quella specifica città, quindi, è stata la soluzione finale: creare una vera e propria battaglia!
In secondo luogo, in quell’occasione (cioè Artissima 2012) mi era stato direttamente chiesto di “invadere” Torino da una gallerista milanese, ospite tra le gallerie presenti in fiera. Con lei, Grace Zanotto, abbiamo studiato varie possibilità d’intervento e la migliore soluzione è stata quella di procedere ad un’invasione tramite una mia performance. Quindi mi sono posizionata all’interno di Photissima 2012 con un mio banchetto, colla e carta. Ho disegnato in modo stilizzato le silhouette di paracadutisti, carri armati, elicotteri e aerei che bombardano. Infine, li ho posizionati sulla mappa che avevo appeso ad una parete come fosse un quadro ed ho invaso Torino con la mia battaglia.
È ovviamente un modo personale di intendere l’intervento che dovrebbe avere l’arte nelle città, anche se Torino è molto attiva in questo campo. Forse, però, la mia idea di intervento è più drastica, più incisiva. Credo che le città e i loro cittadini abbiano bisogno di vedere che le cose si posso modificare (in modo pacifico) ma sorprendentemente diverso e attraente.

karaoke 2

In Karaoke delle vecchie canzoni francesi passavano in sovraimpressione su uno schermo dove era raffigurata la costa sud della Francia. Istintivamente, quali erano le reazioni del pubblico alla tua installazione?
La mia installazione era la nota che sdrammatizzava la situazione di estrema serietà e rigore che di solito il pubblico mantiene in una galleria di arte contemporanea. Questo è l’atteggiamento che cerco di ottenere nella mia produzione artistica: parlare di cose che mi stanno a cuore ma sdrammatizzandole, cercando quasi di far divertire. Per Karaoke, infatti, le persone entravano attraverso una tenda coloratissima in un ambiente buio e ovattato. Di fronte avevano delle parole e la musica… non dovevano fare altro che cantare come meglio credevano. In molti si sono cimentati ed è stata dura farli uscire una volta arrivata l’ora di chiudere la galleria! Le persone che hanno cantato erano di tutti i tipi: dai bambini, alle signore eleganti, ai nonni ed ai turisti capitati lì per caso.

karaoke

Da dove nascono le tue creazioni? Ti è mai capitato di ispirarti a un film, un romanzo o un quadro (dato che hai studiato anche Storia dell’Arte)?
Le mie creazioni spesso nascono dall’urgenza di trasformare le mie idee in qualcosa di tangibile e condivisibile. Spesso sono idee di amore o di paura o ispirazioni che traggo da situazioni che vivo o che sogno. Altre opere nascono dopo un lunghissimo processo di ricerca ed elaborazione di concetti che voglio esprimere e toccano moltissime discipline, dalla geografia alla filosofia, alla medicina, alla biologia, al cinema e via dicendo. Molte volte il concetto da cui parto è lontanissimo da quello al quale arrivo e questo è per me un processo magico. In questo periodo mi hanno dato grande ispirazione i cineasti Werner Herzog e John Cassavetes, il pittore Gerhard Richter e il rinascimentale tedesco, Albrecht Dürer.

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So che Everyday concrete nasce da una storia che ti è rimasta particolarmente impressa. Ce la racconti?
Questo lavoro nasce da una lettura fatta durante il mio triennio alla Naba. Il professore di Storia dell’arte ci forniva molto materiale scritto per prepararci all’esame e tra questo materiale un giorno ho trovato un racconto sulla nascita dei miti. In questo caso si parlava di sacrificio e di eternità. Mi sono chiesta se una giovane ragazza, all’epoca ventenne, potesse creare con le sue mani qualcosa di eterno. Nel racconto che leggevo, il protagonista cercava di ottenere l’eternità di un oggetto per mezzo di un sacrificio. Attraverso la fine di una cosa importante si poteva raggiungere l’esistenza infinita di quest’ultima.
Ok, sembra una storia complicata, ma alla fine mi sono potuta accorgere di quanti oggetti inutili e abbandonati siano ricolme le nostre case. Così, ho fatto un giro nel vicinato ed ho chiesto di poter portare via gli oggetti che da lì a poco sarebbero stati gettati. Ho recuperato borse dell’acqua calda, bomboniere, spazzolini, termometri, penne, peluche, li ho adagiati al pavimento e li ho ricoperti di cemento.
Nella storia che avevo letto, un mastro operaio cercava di costruire per il suo re un castello eterno e meraviglioso ma ogni notte l’edificio crollava. Chiedendo aiuto al suo dio, al giovane mastro venne imposto di sacrificare una donna per poter rendere il castello eterno. Così fece. Ecco, da qui è nata l’idea di “seppellire” oggetti che stavano per essere eliminati, con l’obbiettivo di poter creare, attraverso il sacrificio, delle opere eterne.
La forma più bella l’ho ottenuta ricoprendo un super peluche a forma di tigre bianca: un trash ammaliante. La parte inferiore dell’oggetto rimaneva senza cemento, quindi capovolgendola si poteva scoprire quale oggetto trattenesse.
Con questi oggetti ho poi riempito un salotto arredato in modo molto “barocco” per creare un contrasto di forme e di stili (e per sdrammatizzare ovviamente).

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Per concludere, a cosa stai lavorando ultimamente?
Per scrivere la mia tesi magistrale, mi sono rifugiata da mia nonna paterna durante gli ultimi 3 mesi.
Lei vive da sola a Catania, si chiama Angelina ed è stata più volte protagonista dei miei lavori video. È una donna con una grande capacità di trasmettere le proprie paure ed ansie agli altri, ed io ho subìto molto questo suo problema durante la convivenza. Così, per rendere dignità alla sua solitudine ed alla magnifica terra che le sta attorno, la Sicilia, ho voluto realizzare un video, Farewell, nel quale si potesse cogliere il suo stato d’animo ma anche il mio, e l’atmosfera che si crea tra le mura di casa. Questo è uno di quei lavori durante cui ho sofferto molto per realizzarlo. Produrlo e montarlo è stato un modo per rivivere le difficoltà in maniera più leggera, restituendo vita alle emozioni attraverso le immagini ed i suoni. L’audio del video appartiene ad una canzone degli Alabama Shakes che ho sempre associato alla personalità di Angelina, una vera “rocker” dopotutto!

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BIO*
Caterina è un’artista visiva ma non si riconosce in questa definizione.
Sogna di essere un’artigiana.
È anche una storica dell’arte dallo spirito nomade, i suoi spostamenti comprendono tutta l’Italia, Londra e Berlino.
Difficile sapere dove sarà domani: da una sarta, da un panettiere o da un esperto di balene bianche?

WEB*
caterinanolfo.com