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*WOODKID

by L’angolo delle stranezze

Panem et Woodkid

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Cos’è che rende il fenomeno Woodkid tanto “di moda”? Il signor Yoann Lemoine è un bravo regista di videoclip, amante del bianco e nero, del rallenty e delle atmosfere surreali, ma nulla più di questo.
La sua produzione musicale è ricca di cliché, di stereotipi del pop e la sua voce è piuttosto semplice, monotona. È possibile suddividere le sue canzoni in due grandi generi, quelle ritmate a base di tamburi e quelle smielate, entrambe in salsa proto sinfonica.

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Le perfomance live sono piuttosto roboanti, condite di proiezioni e effetti luminosi, dall’estetica curata, ma altrettanto mosce; tanto che il cantautore, oltre a prendere qualche stecca, passa la maggior parte del tempo dando le spalle al pubblico, votandosi così all’adorazione del suo dio come primo chierichetto, il suo stesso Ego e rivelando una profonda insicurezza. Fortuna che, come nel caso del concerto romano di un paio di settimane fa, la scenografia dell’Auditorium di Roma ha esaltato questa pomposità.


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Al di là delle apparenze viene da pensare che in Woodkid ci sia una profonda voglia di essere dominati e guidati. I simboli fallici la fanno da padrone in tutta la sua produzione. È un tripudio di architetture e ambienti svettanti (dalle cattedrali ai grattacieli passando per le montagne), di spade, di chiavi, di organi, di “clericalità”, se non fosse per l’acqua del video di Lana Del Rey – da lui diretto – sarebbe la dittatura dei simboli eretti. Verrebbe da consigliare di aggiungere qualche obelisco nelle prossime produzioni…

Forse è proprio questo l’appeal che Woodkid suscita sulle persone più “hip”? Una lancinante voglia di essere forzati da qualcuno che ti sussurra di non avere paura, di lasciarti andare, di abbandonarti, di essere docile, esattamente ciò che garantivano pane e giochi pubblici nella Roma imperiale.

Lungi da noi considerazioni moraliste, ma un po’ di inquietudine sorge se si metaforizza e si prende a simbolo questa attitudine. Potrebbe essere il segnale che il popolo sia pronto per essere farcito con l’altrui secrezioni? Certo il modo in cui è presentato il prodotto è molto accattivante. Una costruzione barocca dalle tinte minimaliste che avvolge lo spettatore coinvolgendo il suo sguardo e il suo udito (purtroppo i sensi predominanti del nostro occidente, con buona pace degli altri).

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Dalla trilogia dei videoclip Iron, Run Boy Run, I love you, all’album The Golden Age, per finire con il tour ancora in corso, il signorino Lemoine è un buon imbonitore, ma cosa vuole comunicarci? Quali messaggi vuole mandare con tutta questa affabulazione da stato totalitario? Solo un prodotto della banalità imperante.

  • http://www.facebook.com/silvia.jun.9 Silvia Jun

    Mi sembra un’analisi un po’ snob, dalle argomentazioni poco convincenti, fatta per denigrare solo perché il fenomeno si è fatto mainstream.
    A me Woodkid piace di pancia, il concerto l’ho trovato bello ed emozionante per uno al suo primo album, ma non saprei spiegare a mia volta in modo tecnico i motivi del mio gradimento.

  • http://www.facebook.com/silvia.jun.9 Silvia Jun

    e inoltre: la storia dei simboli fallici fa veramente ridere. Siamo ai livelli di Freud sotto cocaina, prima di essere superato da tutti quelli venuti dopo. Tutti i fan di Woodkid simbolo che siamo tutti pronti a farci ahem sodomizzare? Are you kidding?
    la sagra del volo pindarico.
    ultima cosa. Se anche al caro Woodkid piacesse la minchia, so what?