MUSIC
*PSYCHIC ILLS

by L’angolo delle stranezze

Un’indolente deriva psichedelica

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Era da tempo che aspettavamo la riapertura dell’Init di Roma, su quel palco avevamo avuto il piacere di vedere molti gruppi entusiasmanti e la sua selezione faceva sentire la sua mancanza nel panorama della capitale. Così, quando abbiamo saputo che i newyorkesi Psychic Ills si sarebbero esibiti lì, non ci siamo lasciati sfuggire i proverbiali due piccioni.

Arriviamo in groppa al nostro fedele destriero a pedali, proprio all’apertura dei cancelli. A scaldare l’ambiente ci sono gli Ape Skull, gruppo autoctono che spara rock psichedelico di marca anni ‘60/’70 come una motocicletta lanciata in un deserto roccioso. Il 12 aprile presenteranno il loro primo disco al Sinister Noise (copertina del DATE*HUBer Rise Above), una buona occasione per seguire il loro sound grezzo che fa dondolare la testa e battere il piede.

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Giusto il tempo di incontrare qualche amico e di farne di nuovi e ci abbandoniamo alla “deriva Psychic Ills”. Non è nostro stile riportare la scaletta e commentare le singole canzoni – anche per evidenti limiti intellettuali – piuttosto possiamo dirvi che, preda delle sonorità ipnotiche, ci ritroviamo a osservare ondeggianti i bagliori dei riflettori sulle chiavette di Elizabeth Hart, sacerdotessa bassista della band. Strali di schegge silicee come incantesimi, lanciati da una tetra figura incappucciata dai lunghi capelli corvini che le oscurano il volto.

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“Deriva Psychic Ills” perché le loro sonorità ci sembrano suggerire questo movimento, o non-movimento. La struttura delle canzoni ripetitiva, l’ispirazione tipica della psichedelia verso i raga indiani, il costante cambiamento nella ricerca dell’identità, nei particolari, tutto questo sembra dire: «lasciati andare, abbandonati, non agitarti, Agitation Free», come da sana tradizione lisergica.
Allo stesso tempo non si può dimenticare che gli Ills sono un gruppo nato nel 2003 a New York, sono cinque ragazzi del XXI secolo, non del mitico ventennio sessanta e settanta del diciannovesimo. Sulle loro spalle grava un pizzico in più di disillusione.

Con la loro musica rispecchiano la situazione in cui vivono. Forse è per questo che, dopo un po’, un velo di disagio, di stanchezza o “noia più cupa”, come è stata definita, aleggia. Non possiamo biasimarli troppo, chiunque vivesse a New York mentre sogna orizzonti cangianti, potrebbe essere colto da un po’ di tristezza. L’importante è non abbattersi e lasciarsi andare. Non tutti i gruppi sono seminali, ma tutti, in potenza, nascondono qualche gemma… se non altro una trance.

[Il © dell’articolo e delle foto, ad esclusione dell’apertura, è dell’autore]