MUSIC
*SORRY OK YES

by Francesca Holsenn

Da Toronto con furore!

Un giorno a Toronto per incontrare i Sorry Ok Yes, band indie-rock italiana che ha deciso di produrre musica in Canada.

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Come vi siete conosciuti?
Il nostro incontro è stato davvero banale, ma direi che l’unicità dietro la nascita del progetto risiede negli obiettivi che ci siamo dati da subito: lavorare in due, velocemente, con pochi compromessi, suonando il più possibile e rivolgendoci a un pubblico il più vasto possibile senza considerare i confini nazionali. Suonare in due è sempre stato uno stimolo creativo, ti costringe a ragionare con meno e a far fronte a più difficoltà: è un dato di fatto che lavorare in sottrazione è uno stimolo creativo non indifferente e stimolante.

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Perché proprio il Canada? Pregi e difetti della produzione indipendente, un confronto con l’Italia…
Il nostro obiettivo era quello di rivolgerci a un pubblico internazionale e uscire dai confini nazionali. Non è stata una questione di snobismo, semplicemente fin dall’inizio abbiamo deciso di confrontarci con una scena musicale più pertinente al nostro stile e sopratutto al nostro background.
In passato avevamo fatto diversi tour in Uk e Usa, e queste esperienze ci hanno fatto capire che il terreno giusto per coltivare il nostro progetto non fosse l’Italia. Avevamo bisogno di una scelta radicale e venire dall’altra parte dell’oceano sicuramente lo è stata. Toronto ha un potenziale incredibile che in parte è già espresso, ma che non molti conoscono: è la città più multiculturale al mondo, al suo interno è ricca di diversità che coabitano serenamente ed è continua fonte di ispirazione. Le persone sono più ricettive e curiose nei confronti dei nuovi progetti, e questo vale in ogni campo artistico, non solo per la musica. Confrontare questo ambiente con l’Italia ha poco senso, sembrano il giorno e la notte. Purtroppo in Italia manca una struttura che supporti la nascita e la diffusione di nuovi artisti: non c’è un sistema radiofonico serio, è difficile organizzare un tour intensivo dato che i club/locali sono pochi, la stampa è totalmente assente e ove presente autoreferenziale e provinciale. Ci sentivamo pesci fuor d’acqua. Non è un discorso di giusto o sbagliato, ma nel momento in cui consideri il tuo progetto valido devi per forza avere un terreno fertile nel quale coltivarlo, e l’Italia è tutt’altro che fertile purtroppo. L’autoproduzione è il passo successivo a questa introduzione, abbiamo alzato l’asticella degli obiettivi e quindi avevamo bisogno dei mezzi per poter essere indipendenti dal punto di vista delle scelte e dei tempi.

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Filosofia di Sorry OK Yes: DIY e download gratuito.
L’unicità e la forza del progetto risiede in tanti altri aspetti rispetto alla sola produzione musicale. Con un ambiente musicale e una tipologia di fruizione completamente diversa rispetto a una decina di anni fa bisognava trovare soluzioni diverse a vecchi problemi ovvero raggiungere più ascoltatori possibili, affermare il proprio progetto ed emergere tra le milioni di nuove proposte. L’importanza vitale che abbiamo dato alla comunicazione e alla condivisone del nostro lavoro con gli ascoltatori ha fatto sì che il pubblico rispondesse entusiasticamente ad ogni nostro input e che il feedback fosse quasi sempre registrabile e altrettanto condivisibile. La nostra musica è scaricabile gratuitamente e invitiamo tutti a farlo, ma questo non sminuisce il valore intrinseco della produzione musicale, tutt’altro. La nostra filosofia è sempre stata molto chiara e onesta nei confronti del download gratuito e della potenza della condivisione, il pubblico questo lo capisce e lo apprezza, supportandoci economicamente in maniere diverse rispetto all’acquisto del cd fisico. A dicembre abbiamo stipulato una partnership con The Pirate Bay, e abbiamo avuto la possibilità di confrontarci con il più vasto ed eterogeneo pubblico di sempre, i risultati? Mezzo milione di brani downlodati in 3 giorni, merchandising sold out e contatti da più di 189 paesi in tutto il mondo. Questo non è il futuro della musica, bensì il presente.

Coerentemente con questo percorso abbiamo deciso rilasciare un singolo a cadenza periodica, e dopo il trittico Facedown/So/Bipolar Girl siamo pronti a rilasciare Ice Cold nei prossimi giorni (di cui si trova un’anteprima qui).

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Dalla rete al live di Sorry Ok Yes…
Diverso è il discorso dei live dove i progressi sono costanti ma graduali, siamo partiti facendo date sporadiche e ora stiamo aumentando esponenzialmente il numero dei concerti e il pubblico davanti al nostro palco. Siamo stati invitati alla Canadian Music Week, uno dei più grandi festival del Nord America e questo ci riempie di orgoglio. Inoltre, ad aprile, condivideremo il palco con i Blood Red Shoes, ed è singolare il fatto che abbiano scelto una band come noi per introdurre una band “straniera”, come se ormai ci avessero “accolto” tra i canadesi. Ogni mese faremo delle “residencies” in diversi locali per creare appuntamenti periodici con nuovi e vecchi fans e l’obiettivo per quest’estate è quello di poter organizzare un tour su scala nazionale e continentale, tornando negli States e suonando il più possibile. L’organizzazione dei concerti è molto più semplice: qui in Canada rispetto all’Italia suonano ovunque e l’offerta è sempre variegata e costante, non credo di esagerare se dico che ci sono più locali live solo a Toronto rispetto a tutta l’Italia.

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WEB* sorryokyes.com
Exclusive DATE*HUB photos: Simone Yang