FOTOGRAFIA
*FEDERICA DE RUVO

by Francesca Protopapa

Visioni dense di poetico disturbo.

Federica, un corpo ardente e un occhio attento che agisce seguendo il proprio istinto, come fotografa e modello vivente.

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Chi sei, da dove vieni e perché hai scelto di vivere in Francia.
Mi chiamo Federica de Ruvo, Sono nata a Teramo, in Abruzzo. Vivo a Strasburgo da più di 4 anni. Ho scelto di “insediarmi” in Francia affascinata dallo stile di vita e dalla cultura di questo paese charmant.

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Come ti sei avvicinata alla fotografia? Raccontaci il tuo percorso, sei autodidatta o hai seguito dei corsi?
Ho iniziato a fotografare durante i miei studi all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Per un anno ho fotografo solo donne. Chiedevo loro di raccontarsi nei miei scatti. Ma ho abbandonato questa ricerca, credendo di non essere capace di comunicare ciò che loro volessero svelarmi. Poco prima della mia laurea, ho iniziato a giocare con la mia immagine. Scatti ludici, frivoli… non ho mai avuto un vero e proprio maestro, mi piaceva sfogliare i cataloghi di artisti come Helmut Newton, Mappletorphe, Richard Kern, Saudek… tutti fotografi di sesso maschile. Ma il 31 dicembre 2009, accade qualcosa che incise radicalmente sulla mia ricerca artistica. La rottura amorosa con una donna diventa il punto di partenza per un’indagine estetica e concettuale della mia intimità attraverso il medium fotografico. In questo periodo scopro fotografe donne come Cindy Sherman, Nan Goldin, Francesca Woodman, Sophie Calle, Claude Cahun…

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Lavori su l’autoritratto d’artista come rappresentazione universale o ricerca di sé?
I tre anni di lavoro fotografico sono stati concepiti come una riabilitazione del sé, distrutto, cancellato, annientato in una camera scura, geometrica, malata. Bisogno impellente di arginare il dolore di una perdita fisica ed emotiva. Il pozzo improvvisamente si è dissecato della personalità da colmare con giochi, tensioni, sudori, forza e passione. Attraverso la foto riuscivo a curare l’assenza di un contatto sano con la realtà.

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La tecnica, la macchina e gli obiettivi quale importanza hanno nel tuo lavoro e perché.
Ho iniziato usando delle compatte. Leggere, facili da manipolare nei momenti in cui una crisi personale esplodeva nella camera da letto. Non c’era tempo per pensare alle luci, alla scenografia, agli obiettivi. Era più importante uccidere a colpi di otturatore l’angoscia trasalente. Successivamente, lavorando in contesti urbani, ho avuto la necessità di lavorare con una macchina professionale. Lavoro in digitale, con una Nikon D70, alla quale sono affezionatissima, perché mi accompagna tutt’ora, nelle mie incursioni in luoghi proibiti, usando a volte un 50 mm o un 24 mm… dipende.

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Qual è il tuo rapporto con i social network?
Sono una fan dei social network. Essi permettono di far circolare in maniera rapida il proprio lavoro. Uso tantissimo Facebook. Mi interessa come piattaforma sociale perché ho la possibilità di comunicare con il pubblico che mi segue. Spesso mi scrivono in privato, commentando o criticando i miei lavori. Per me è importante avere uno scambio intellettuale sia con un fruitore preparato sia con una persona non competente. Una delle prerogative della mia ricerca è appunto incentrata sull’affermazione della comunicabilità e universalità dell’opera d’arte.

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Descrivici il tuo atelier o luogo di creazione.
Lavoro sia nel monolocale in cui vivo sia nel garage in cui mi nascondo. Due luoghi di creazione opposti. L’appartamento è luminoso, spazio di riflessione, lettura e progettazione. Il garage è buio, spazio dell’azione, sperimentazione e dell’abbandono. Ma entrambi hanno in comune il Caos creato da oggetti in continuo movimento.

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Quali sono le principali fonti d’ispirazione in questo periodo
Vi elenco i libri che ora sono sul tavolo: Pipilotti Rist, Emil Nolde, Joseph Beyus, un libro sul concetto “de l’objet et du sublime” per George Bataille, Samuel Beckett, Jean Genet, un libro su l'”Image subtile” nell’arte antica, un altro su “Le corps féminin dans la poésie latine tardive“, Romka Magazine… poi tante confezioni di dolci consumati.

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Raccontaci in breve la tua esperienza con il festival Circulation(s) di Parigi.
Il festival Circulation(s) è una vetrina giovane e dinamica, un RDV importante per tutte le tendenze fotografiche contemporanee in Europa. È un momento prezioso, sia per conoscere altri “sguardi”, sia per scoprire nuovi modi di presentare la fotografia. Inoltre l’équipe dell’associazione Fetart, ideatrice del progetto, oltre che essere prevalentemente al femminile, è molto attenta alle esigenze dei partecipanti alla mostra!

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Il sesso sembra essere una dei temi ricorrenti della tua ricerca, vuoi parlarne?
Diciamo che sono più interessata all’erotismo e alle sue forme di rappresentazione. Ho iniziato a collezionare anche dei libri di ematica erotica. Tutti pratichiamo dell’Eros, utilizzando bene o male i nostri sensi. L’Eros non ha nessuna appartenenza né sociale né politica. Tutti facciamo l’amore. Attraverso i lavori di tantissimi artisti abbiamo potuto raccogliere un materiale inedito e preziosissimo sulle variazioni della sessualità umana. Mi piace parlare della mia sessualità, come fonte di piacere, dolore, inquietudine, incertezza, estasi che ultimamente è divenuta fonte d’inspirazione artistica.

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Raccontaci delle tue collaborazioni con l’universo delle autoproduzioni editoriali.
Da due anni ho scoperto questa grande babele di creatività. Ne sono sconvolta. M’intriga. Ne sono innamorata. Fucina d’incontri, esperienze, libertà, passione, coraggio, rischio. Tonnellate d’immagini, di progetti. La digestione è lenta. Mi garba assai. I love DO IT YOUR SELF. Alcune delle miei lavori sono stati pubblicati su Squame, Lok Magazine, Guru Guru, Delebile, Museruola Edizioni, Couguar Courage Apèro Comix, Collettivomensa…

Progetti futuri?
Tanti. Non si dicono, incrociamo le dita!
Tutti i mestieri danno il pane, tranne quello dell’Artista.
That’s love!! 🙂

WEB* cargocollective.com/federicaderuvo