EXTREME SPORT/ULTRACYCLING *OMAR DI FELICE

by Reykjavik Boulevard

Avventura ai confini del mondo!

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Capita quando siamo piccoli, di solito: nostro padre o una figura amica piena di sorrisi e carica di speranze ci osserva sulla nostra bicicletta.
Piccola, colorata, spesso piena di adesivi. Minuscole ruotine ci danno equilibrio e fanno sentire per la prima volta il brivido della strada. Arriva poi quel momento, fatidico, in cui dobbiamo perdere l’equilibrio per andare avanti. Dobbiamo rimuovere le sicurezze e partire. Pedalando per non cadere. Senza aiuti, senza ruotine. Tutto su due copertoni neri che girano e si lisciano sull’asfalto, lo baciano ad ogni rotazione.
Ed è così che inizia una storia d’amore che alcuni si trascinano dietro per una vita intera.

Omar Di Felice, da Roma, ha deciso di portare questo amore nel mondo. Ma il ciclismo non era abbastanza per lui, voleva superare altri limiti. Dopo aver gareggiato a livello internazionale ha deciso di dedicarsi a qualcosa di estremo: l’ultracycling.

Di cosa si tratta? Tanto semplice da spiegare quanto ostico da credere: Omar, sulla sua bicicletta, percorre maratone di migliaia di Kilometri – spesso in solitaria – in giro per il mondo, affrontando la fatica, i morsi della fame, le condizioni meteo più avverse e gli spettri che possono annebbiare una mente e un corpo portati allo stremo delle forze, senza aiuti, il tutto nel minor tempo possibile. Pochissimi giorni.

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Proprio questa sfida continua contro se stesso e contro gli ostacoli che a qualsiasi sportivo possono sembrare impossibili da superare, lo rendono un ultracycler. Una dote fondamentale per essere uno dei (pochi) fortissimi atleti che si cimentano in questa disciplina è il coraggio. Omar ad Aprile ne darà sfoggio attraversando l’intera isola di ghiaccio e fuoco: l’Islanda.

Una maratona tra mitologia e leggenda, primo uomo a misurarsi con un percorso simile in soli quattro giorni – dal 19 al 23 Aprile – partendo da Reykjavik e finendo in uno dei paradisi del mondo moderno: la Laguna Blu. Il tutto pedalando sulla Ring Road, la storica strada che gira intorno ad un Paese fatto di vulcani, ghiacciai, praterie, spiagge nere, geyser e natura incontaminata. Colori e forme lo rendono un paradiso geologico ma al contempo un inferno dal punto di vista della resistenza alle avversità: vento, neve, pioggia, tempeste di sabbia e un tiepido sole nordico che appare ogni tanto come uno squarcio nel cielo.

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Dopo il Camino di Santiago in Spagna e il “TorTour” in Svizzera, Omar Di Felice è pronto a lasciar nuovamente andare le gambe, con la passione come guida e una piccola troupe che ne riprenderà l’incredibile impresa come supporto. La sua intervista su Reykjavik Boulevard ha fatto conoscere a tutti i suoi principi, la sua voglia, la sua tenacia. Adesso è tutto legato a quel contatto tra le ruote e l’asfalto, a quelle pedalate che lo avvicineranno centimetro dopo centimetro alla conquista di un nuovo traguardo. Come ogni giorno, in una storia d’amore dove non esistono vincitori o vinti ma soltanto persone che hanno il coraggio di provarci. Con tutto. Perdendo l’equilibrio per procedere.

Ecco un estratto dell’intervista realizzata da Reykiavik Boulevad a Omar:
First of all: most of the people usually don’t understand why someone’s got to face an “extreme” ultimate challenge like the one you are going to try in Iceland: an ultracycling solo marathon in one of the most difficult landscapes on earth. Why you decided to “push the limit” so far, what’s the main reason why an athlete decides to go out from its comfort zone and face such an experience?
This isn’t competition, a marathon or a bicycle ride. This is an “EXPERIENCE”. In my career I’ve done many competition but after all I’ve decided to start a new life doing something special. Iceland is one of the most beautiful and various landscape in the world, and I’ve felt in love with it. So I will try to discover it by bike, in only 3 or 4 stages (depends on weather and road conditions).

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The Alps, The “Camino de Santiago”, a “TorTour” in Switzerland… And now Iceland: why you chose this particular place? What do you know about Iceland and what are your likes/dislikes?
I discovered Iceland in 2007. After my first trip I came back twice. I love how the landscape changes in few kilometers: volcanoes, geysir, black sand beaches, mountain, desert and so on… I like how Icelanders respect landscape and nature. There’s something special and magic in the air, and they know it…

Il resto dell’intervista la potete leggere QUI!

WEB* ultracyclingman.com