FASHION
*LAMBERTO PETRI

by Le Cornacchie della Moda

Nam Myoho Renghe Kyo. Tutte le mattine!

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Oggi le Cornacchie incontrano il designer Lamberto Petri, raffinato e concettuale ci presenta il suo mondo e la sua personale concezione di moda.

Quando hai iniziato ad amare la tua professione? Parlaci di com’è nata la tua maison.
Ho amato questa professione fin da quando ero bambino. Mia nonna era solita cucire per i negozi di abbigliamento della zona, ed io stavo sempre vicino a lei a guardare mentre cuciva, ed ero solito ripeterle di qunado un giorno avrei fatto lo stilista.
Il coraggio, l’incoscienza e l’Amore che ho per questa professione mi hanno portato, non avendo soldi a disposizone e tantomeno “agganci” di aziende, a disegnare 3 capispalla, realizzarli grazie ad un laboratorio di Verona, comprando il tessuto a Prato da un fornitore con cui ancora collaboro (e l’unico che mi ha dato credibilità nel progetto!) e andando a venderli di persona.
La stagione dopo, mi misi fuori dalla fiera White di Milano, poiché non avevo i soldi per esporre all’interno, e buyer di varie boutique si sono fermati ad osservare l’installazione che avevo fatto e hanno acquistato i capi della capsule che feci. Stagione dopo stagione sono arrivati gli showroom, poi il progetto di Spiga 2 di Dolce&Gabbana, Boutique di primaria importanza come Antonioli e Penelope, poi gli investitori e adesso mi trovo con un ufficio a Parigi, la campagna vendita viene fatta in showroom (Milano e Parigi), e ho clienti in tutto il mondo.

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Quali sono i tuoi designer di riferimento e perché.
Margiela e Yamamoto. Margiela per il concetto che ha espresso nelle sue collezioni: ci ha insegnato a capire che dietro ad un capo di abbigliamento esiste un mondo fatto di comunicaizone, desideri, concetti che il designer (o i designers in questo caso) vogliono esprimere attraverso l’elaborazione della materia (che in questo caso non si fermava mai al semplice tessuto).
Yamamoto per le sue geometrie, i tagli in sbieco, l’uso del colore nero nel tessuto,le scarpe basse, la femminilità espressa attraverso canoni di bellezza fino ad allora mai sperimentati. Un eleganza post atomica che ancora oggi, purche sia snobbato dalle nuove generazioni, rimane palpabile e percettibile alla vista.

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Come nasce il tuo immaginario visivo? Come nasce la tua ricerca stilistica oggi come oggi, dove si indirizza?
Il mio immaginario visivo nasce da qualunque cosa veda ( e viva) nella mia vita, soprattutto dalla materia. Il tessuto infatti è per me fonte di ispirazione. L’arte, il cinema, la musica, tutto mi puo’ dare uno stimolo per l’elaborazione di nuove idee e concetti. Sto molto attento anche ai cmabiamenti sociali (perché la Moda altro non rispecchia) e cerco di non farmi influenzare troppo solo per il mero guadagno, pur consapevole di cio’ che accade, cercando di rimanere sulla mia coerenza stilistica per non tradire chi ha sempre amato il mio lavoro.

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Il tuo rapporto con i materiali è molto profondo, so che hai una particolare attenzione sia per i materiali naturali, sia una tua filosofia nell’impiego di pelli e affini, raccontaci il tuo punto di vista.
Come dicevo prima la mia immaginazione si evolve dai materiali;prediligo fibre naturali poiché non solo biodegradabili e riciclabili, ma per il loro intrinseco pregio. Per quanto riguarda le pelli cerco di utilizzare pelli di animali che vengono utlizzati per uso alimentare; perché non tuti sanno che a produrre pelle ecologica si inquina molto di più per l’utilizzo di materie per crearla. Cerco da parte mia comunque di utilizzare meno pelle possibile nelle collezioni, e quando posso utilizzo capi di seconda mano per “riciclare” la pelle e utilizzarla nelal costruzione dei miei capi.
Ritengo che nel 2013 uccidere creature innocenti (specialmente gli animali da pelliccia) sia sinonimo di Barbarie e inciviltà spirituale: in altre parole penso che nessuno sia cool e “alla moda” indossando pellicce al giorno d’oggi. Vero che l’elevazione spirituale e la consapevolezza non fanno parte della maggior parte delle perosne (addetti ai lavori e non ) del sistema Moda; nel mio piccolo però cerco di seguire la mia etica, apportando un messaggio di consapevolezza a chi segue il mio brand e compra le mie creazioni.

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Come ti relazioni alla cultura del Far East? Ti senti influenzato?
In un certo senso si: ho sempre visto soprattutto il Giappone come fonte di ispirazione per l’innovazione e la ricerca. Se si Pensa ad un designer come Yamamoto o come Watanabe, si puo’ solo che imparare decostruzioni impeccabili di pura creatività, non legato al mero consumo, ma all’importanza della creazione artistica (indossabile!).

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Quando hai davanti una donna da vestire con i tuoi capi qual è la prima cosa che consideri nel scegliere un outfit?
L’anima. Per quel poco che riesco a percepire cerco di capire che tipo di donna ho di fronte (sensibile; forte; femminile; mascolina etc etc) e cerco di esaltarne la propria femminilità.
Sì perché anche di fronte ad una donna androgina si puo’ trovare una femminilità innata, esaltandola con forme e colori.Ecco perché prediligo le forme over: la decorazione direzionale ci insegna che gli abiti con vestibilità over non sono altro che un estensione dle proprio IO. La donna, in queste vesta, riesce ad acquisire sicurezza e ad esaltare in automatico la propria femminilità.

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Tre aggettivi che descrivono Lamberto Petri.
Romantico, Ribelle, Consapevole

Un film, una canzone e un artista che ti ispirano
Sei Gradi di separazione; Me and Miss Jones (versione di Sarah Jane Morris); Kandisky.

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Hai un tuo motto per iniziare la settimana?
Nam Myoho Renghe Kyo. Tutte le mattine!

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WEB* lambertopetri.com