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*ELLEN VON UNWERTH

by Luiza Samanda Turrini

Was she asking for it? Was she asking nice? [The Hole]

Sapete chi era Aspasia, signore?… Quantunque ella vivesse in un’epoca in cui le donne non avevano ancora un’anima, era un’anima; un’anima color rosa e porpora, più ardente del fuoco, più fresca dell’aurora. Aspasia era creatura in cui i due estremi della donna s’univano; era la prostituta dea.
Victor Hugo

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Le fotomodelle, per quanto naturalmente bellissime, vengono il più delle volte ritratte in maniera da depotenziare la loro carica erotica. Aprite una qualsiasi delle riviste di moda più in voga, e vedrete una sfilata di bambole levigate e glaciali, con gli occhi sbarrati, la bocca socchiusa in un invito desiderante, ma che sia nel contempo timido, non aggressivo, come una richiesta che rassicuri. Le femministe la chiamano l’estetica del cadavere. Ed hanno ragione, noi odiamo questa carne gelida e tremebonda.

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Bene, scordatevi tutto ciò, perché ora stiamo parlando di Ellen Von Unwerth,  che è sì una fotografa di moda ai massimi livelli, ma sempre capace di far salire dannatamente la temperatura. Ellen Von Unwerth ci fa sbirciare dentro ad un boudoir di lusso, popolato da pulzelle del calibro di Adriana Lima, Eva Green, Claudia SchifferKate Moss, con il loro sex-appeal elevato all’ennesima potenza. Sguardi di sottecchi, sorrisi incantevoli in stile Betty Page, labbra in procinto di lambire bicchieri, ciliegie, gelati, microfoni o rossetti, pose lascive, tensione, esplosioni di lussuria.

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Nella casa di piacere di Ellen Von Unwerth ci sono complementi d’arredo di quel kitsch barocco che sconfina nel suo opposto, diventando il massimo dell’eleganza, e il diavolo si annida nei dettagli. Scarpe col tacco di glitter viola, piume di struzzo, ombretti spessi blu di china, un diamante gigantesco infilato nella bocca di Lana Del Rey. Ellen è bravissima col bianco e nero, che scalda e satura come in Revenge – storia d’amore sadomasochistico ambientata in una ricca magione degli anni Trenta – ma da il meglio di sé con i colori, accostando rossi Chanel a verdi wasabi,  con effetti cromatici che riescono a trasformare il fluorescente in pastello di ultima generazione. Nell’immaginario di Von Unwerth la prostituta occupa lo scranno d’elezione, come dea dalla sessualità sfrenata e liberatoria, che può assumere molte forme.

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Può essere la dama incipriata del Settecento, la chanteuse anni Venti, la ballerina Lady Marmalade del  Moulin Rouge, la groupie rock ‘n’ roll, la calda repubblicana in stile country, la Jodie Foster minorenne col protettore di colore, l’ereditiera ninfomane, la regina del Quartiere Francese di New Orleans vestita di piume, dietro balaustre di ferro ricamato. Tutte le opere di Ellen Von Unwerth trasmettono l’idea di un edonismo ebbro e languido, fatto di bagni morfinosi in cui rifarsi il trucco, cocktail multicolori dalle alte gradazioni alcoliche, bottiglie di Champagne francese, caviale imperiale e carne umana da schiavizzare a proprio piacere. E tutte noi pagheremmo oro per farci ritrarre dalla Signora. 

I pubblicani e le prostitute vi passeranno avanti nel Regno di Dio
Vangelo di Matteo, 21:31,32