MUSIC
*IORI’S EYES

by Jean Marc Mangiameli

Sulle note di un “Doppio Sogno”

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S’incontrano nella maniera più classica: al liceo artistico. Clod suona il basso, Sofia la chitarra; si conoscono, si studiano, si piacciono, si scambiano gli strumenti. È solo l’inizio dell’alchimia creativa di un duo che, dalle cover dei Nirvana, è arrivato a concepire il sound seducente di Double Soul: un mix sapiente di atmosfere R’n'B ed elettronica down tempo. Di seguito vi riporto la mia chiacchierata con Clod, 50% degli Iori’s Eyes.

Un po’ di storia: quando e come sono nati gli Iori’s Eyes?
È incominciato tutto al liceo artistico Boccioni, di Milano. Io e Sofia suonavamo entrambi, ma in due band differenti; a un certo punto io sentii il bisogno di slegarmi e di scrivere delle mie canzoni. Avevo bisogno di un bassista e così mi presentarono Sofia, che prima suonava la chitarra, ma che per me passò al basso.

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Oggi il vostro sound è ben diverso dalle ambizioni rock degli inizi, come siete arrivati qui?
Il percorso è stato lungo; non abbiamo concepito Double Soul sin dall’inizio. Dopo le cover grunge, siamo stati influenzati dal post rock finché, rimasti in due, ci siamo trovati “costretti” a far altro. Abbiamo fatto di necessità virtù, incominciando a scrivere pezzi pop solamente con chitarra, voce, basso e tastiere. Molto importante poi, per la costruzione del nostro suono, è stato l’aiuto di Federico Dragogna dei Ministri, con il quale abbiamo stretto un forte rapporto collaborativo; Federico ci ha letteralmente fatto scoprire le nostre potenzialità, spronandoci ad evolvere la nostra personalità musicale.

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Cosa vi ha ispirato per questo album? Parlo di musica, arte, esperienze…
Durante la scrittura dei pezzi hanno influito aspetti che forse non si colgono per nulla; sicuramente molto la musica di Kate Bush e Prince. Come influenze musicali posso dirti che noi ascoltiamo veramente tutto, anche se, ultimamente, prediligiamo sonorità nordiche. Abbiamo inoltre cercato di pensare il disco nella maniera più semplice per noi, nel momento in cui avremmo dovuto portarlo live. Il sound quindi è stato concepito con quegli strumenti che effettivamente avremmo potuto suonare dal vivo.

Siete sotto contratto con “La Tempesta International”, senza dubbio l’etichetta indipendente più forte in Italia. Che idea vi siete fatti finora dell’industria discografica?
Il rapporto che abbiamo con la Tempesta è tutto fuori che formale. È nato dalla stima di Enrico Molteni che ci ha voluti sin dall’inizio nel suo roaster. Non subiamo pressioni, perchè l’etichetta crede in quello che facciamo, e ci aiuta coi suoi mezzi, per diffondere la nostra musica. La Tempesta è si burocratica, ma a modo suo; fa sentire le persone che rappresenta di famiglia. Questo è decisamente un punto di forza rispetto a molte altre etichette discografiche.

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Facciamo caso che una major bussasse alla vostra porta e vi proponesse un contratto da 300.000 euro; il patto è di poter mettere mani sulla vostra musica e immagine, accettereste?
Avendo amici che suonano per major posso dirti che oramai non funziona più così. Oggi le grandi case discografiche preferiscono investire su qualcosa che ha già una sua identità e un suo pubblico. Questo, a parte progetti stile Emma Marrone, che ovviamente sono super calcolati… Io penso che la libertà creativa stia diventando un denominatore comune nelle scelte delle major; investire troppi soldi su un progetto che non è detto porterà ritorni non è più fattibile; non siamo più negli anni Novanta.

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Dimmi qualcosa su Milano: la scena, i gruppi, i locali. Pensi che ci sia abbastanza spazio per i giovani artisti?
Dal mio punto di vista la scena, a Milano, è abbastanza inesistente. Quel poco che c’è stato se ne è andato all’estero. Milano non la vedo una città musicalmente attiva, forse semplicemente per la logica dei locali che privilegiano le cover band. In Italia padroneggiano il Veneto e l’Emilia Romagna; loro la musica ce l’hanno storicamente nel sangue; quasi tutti i più importanti progetti italiani provengono da queste regioni. A Milano poi dipende, se hai un seguito funzioni e per quanto ci riguarda, per fortuna, non ci è difficile riempire un locale.

Progetti futuri
Abbiamo appena terminato il tour e ora ci fermeremo per un po’, perché vogliamo lavorare su un nuovo album. Presto uscirà un nostro remix per MEG e prepareremo un live estivo riarrangiando il sound dei pezzi del primo LP; sarà una sorta di Double Soul 2.0.

Domando d’obbligo per D.A.T.E. HUB; che rapporto avete con la moda?
A me, in particolare, interessa molto. La considero una forma creativa pari all’arte contemporanea. A entrambi piace molto l’estetica e immagine adottata dal fashion system. Quando ci chiedono di fare dei servizi per riviste non decliniamo quasi mai, perché ci piace comunicare quello che siamo, anche in questa maniera. Adesso, tra l’altro, faremo uscire un video girato da Mustafa Sabbagh, anche lui un creativo attivo in questo settore.

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Sul vostro sito c’è una cover di 2 Become 1 delle Spice Girls. Contrasto shock o tributo?
Come ti dicevo prima, noi ascoltiamo veramente tutto: dal pop mainstream al rock psichedelico e via dicendo. Le Spice Girls sono state una parte importante della nostra infanzia; uno di quei miti che resistono col tempo. Più in generale, nel pop troviamo molto di buono, sia a livello compositivo, sia a livello di voce e immaginario. 2 Become1, inoltre, significa l’unione di due identità, proprio come noi, proprio come Double Soul.

WEB* ioriseyes.com/soul