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*MICHELE CARUSO

by Siriana F. Valenti

La notte è lunga e piena di visioni

MCMichele Caruso l’ho conosciuto in uno di quei 365 giorni dell’anno che da sempre detesto, insieme a Capodanno, Ferragosto e a qualche altra astrusa ricorrenza messa lì per caso da qualcuno a cui gli si era appena “acciaccata la vena” e non sapeva come occupare meglio il suo tempo.
Correva il giorno 14 febbraio 2013, il fatidico quanto abominevole giorno di San Valentino! L’appuntamento suonava un po’ così: ore 19:00 in Galleria, si beve una cioccolata, si guardano i quadri e poi si va tosti a mangiare e bere.

Bene, lui “canna” tutti i primi i step e si presenta in vineria a metà cena. Che poi cena proprio non era, si trattava più di quel tipo di spilluzzicare alla romana che ti lascia un po’ così e che ti dà appuntamento fisso a mezzanotte di fronte al frigorifero per scoprirlo, come sempre, inesorabilmente vuoto.

Però appena incontri Michele capisci al volo che gli si può perdonare tutto. Perché a uno che a Roma, la città dove dilaga in modo allarmante il diabolico fenomeno dell’hipsteria, ti si presenta con una giacca tirolese verde muschio dagli alamari oro e non fai in tempo a presentarti che ti dice: «Scusate, ho fatto tardi perché dovevo pisciare il cane…»… che gli vuoi/puoi dire?

NY+Ist

Mi ha disarmata, ero pronta a scattare con il ditino puntato sull’orologio nella mia solita classica solfa (che ormai “annoia” a morte pure me): «Ehperòinsommasonole22micacisipresentaacenaaquest’ora» e invece scoppiavo (dopo un attimo di esitazione teatrale) in una sonora risata.

In quattro e quattro 8 quella sera scopro che il ragazzo di giorno è ingegnere elettronico e di notte è fotografo. Dorme quattro ore max al dì, ha un retaggio musicale anni Novanta (non a caso ascolta un botto di Techno) e soprattuto sprigiona un’energia da diavolo della Tasmania che è d’obbligo, a questo punto, condividere anche con voi.

Et voilà, ecco i suoi scatti per niente felpati!

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BIO:  Michele Caruso, 12/03/1977… e qui finiscono i numeri. Romano da ben una generazione. Ha sempre visto nella fotografia un mezzo per esprimere il suo modo di vedere il mondo che lo circonda e il suo concetto di bellezza, visto che con una matita in mano farebbe solo danni.  Osservatore silenzioso vorrebbe avere tutto dentro un fotogramma, ma questo ancora non è avvenuto. Ed è per questo che continua nella sua ricerca fatta non solo di immagini, ma di tutto quello che lo emoziona e che lo incuriosisce. Consapevole che una vera crescita artistica non dovrebbe mai fermarsi anche nelle sue pause emotive che a volte mettono in dubbio le sue capacità.  La passione per la fotografia nasce con un corso tenuto al posto di un giro intorno ad un campo da gioco da un professore di educazione fisica alle medie. Ancora si faceva tutto con acidi e pellicole.  Poi il primo amore viene dimenticato nella fase nerd che lo contraddistingue durante il liceo. Ma come ogni cosa bella, la fotografia torna prepotente dopo la maturità per aiutarlo a renderlo socialmente accettabile durante l’università. Qui inizia ad appassionarsi metodicamente alla “cosa” e fa una scelta: spendere i soldi di una scuola per comprare libri, riviste, biglietti di mostre e musei. Riempie casa di carta e capisce quanto lavoro di sensibilità e di organizzazione ci sia dietro un semplice click. Quando scatta cerca di farlo con la testa e con la pancia. Un po’ di logica ed emozione. Perché il bello è proprio cercare di usare un mezzo tecnico per esprimere qualcosa che vada oltre l’immagine.  Non ha mai avuto la fissazione per l’ultimo ritrovato giapponese da sfoggiare con gli amici come un trofeo, perché pensa che saper disegnare con la luce, con le proporzioni e il buon gusto sia il vero segreto di una buona foto.

WEB* michelecaruso.it