TATTOO
*PIETRO SEDDA

by Jean Marc Mangiameli

Designer, illustratore… ma prima di tutto tatuatore

foto di Lavinia Flora

foto di Lavinia Flora

Questa settimana ho incontrato Pietro Sedda, artista e celebre tatuatore Milan based. Mi sono fatto raccontare la sua storia e quello che prova quando con l’inchiostro trasforma la pelle umana in una preziosa opera d’arte. Entrare al The Saint Mariner di via Carlo Tenca vale la pena anche solo per immergersi nell’atmosfera del suo studio-galleria: una collezione di opere e oggetti provenienti da tutto il mondo, assemblati con un gusto da lasciare a bocca aperta anche i più “sgamati” arredatori d’interni. Vedere per credere..

Pietro raccontami un po’ della tua storia…
Ho fatto studi di scenografia all’Accademia di Belle Arti a Brera, dopo di che ho intrapreso un percorso di artista visivo. Ho anche fatto il designer di interni progettando con materiali di recupero, però devo confessare che così non si viveva granché. Poi degli amici mi hanno incoraggiato a intraprendere la carriera del tatuatore. Prima avevo uno studio a Urbino; sono stato anche a Londra per tre anni, dove ho fatto un’esperienza molto formativa. Poi dal 2010 sono tornato a Milano e ho aperto “The Saint Mariner”.

Complimenti per questo spazio, è davvero un gioiellino…
Grazie, è il risultato di quindici anni di lavoro, di viaggi, di oggetti collezionati in giro per il mondo e di regali di amici. Mi è sempre piaciuto andare ai mercatini e curiosare tra gli stand.

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Come si diventa tatuatori?
Si comincia su se stessi e si continua sugli amici. Di sicuro il mio percorso artistico, legato all’immagine e al disegno, mi ha aiutato a ottenere credibilità e un buon passaparola. Oggi solitamente succede il contrario, i ragazzi fanno prima tatuaggi e poi approdano al disegno e alla pittura…

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La tua produzione artistica continua?
Sì, continuo anche questo percorso, pur tenendolo separato dalla carriera del tatuatore. Sono appena tornato da Tokyo, per un progetto fotografico e recentemente ho fatto parte di una collettiva a Cagliari. È un aspetto della mia vita che gestisco liberamente, quando e come voglio io.

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La leggenda narra che tu voglia quanto più possibile carta bianca sulla pelle dei clienti.
Davvero? [ride, ndr] In realtà col tempo ho capito che se mi vengono date troppe linee guida o suggerimenti mi irrigidisco. Credo che affidarsi a un tatuatore sia un atto di fiducia profondo; per me è anche una questione empatica, se uno comincia a dire cosa devo fare rischio di deconcentrarmi. Mi rendo conto che spesso io possa apparire come un burbero però, a pensarci  bene, non mi dispiace (ride NdR).

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Parlami del tuo libro, uscito da poco, Santi, Marinai e Balene…
È una raccolta di foto e illustrazioni legate alla mia storia ed evoluzione nel mondo del tatuaggio. Tempo fa la Logos ha scelto il mio studio per distribuire alcuni libri e cataloghi e si è innamorata a tal punto dello spazio e dei miei lavori, che mi ha proposto di realizzare questo volume.

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C’è un cliente o un tatuaggio particolare che ti ha segnato?
No, tutti hanno una loro storia. Dei clienti di solito mi dimentico, ma ricordo sempre molto bene i loro tatuaggi. Anche se quando lavoro non parliamo, le persone mi comunicano già molto col loro corpo, io percepisco le loro emozioni, la loro sofferenza.

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WEB* pietrosedda.com