INTERVISTA
*AMYCANBE

by Jean Marc Mangiameli

Emilians do it better!

Formatisi nel 2005, in quel di Ravenna, gli Amycanbe sono un gruppo dalle irresistibili alchimie strumentali che mixano correnti elettroniche con intime atmosfere acustiche. Dopo un LP di debutto con un’etichetta inglese, tre tour nel Regno Unito e 250,000 “follower” conquistati su Myspace, sono finalmente entrati di diritto nella scena indipendente italiana. A un anno dall’uscita di Mountain Whales, loro secondo studio album, incontro Francesca Amati, autrice dei testi e inconfondibile voce del gruppo.

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Francesca, raccontaci chi sono gli Amycanbe.
Innanzitutto sono Marco Trinchillo e Mattia Mercuriali (fondatori del gruppo, ndr) a cui successivamente mi sono aggiunta io, Paolo Granari e poi Glauco Salvo. Ci piace descriverci come artisti e musicisti polivalenti. Abbiamo iniziato suonando in un garage per poi incominciare a esibirci dal vivo e decidere di fare le cose sul serio. Abbiamo realizzato un primo EP a cui è seguito l’album Being a Grown-up Sure is Complicated, registrato in Germania nel 2007 e distribuito da un’etichetta inglese.

Come siete entrati in contatto con l’industria discografica d’oltremanica?
Abbiamo spedito demo a diverse etichette e la Dancing Turtle Records ci ha risposto. L’esperienza londinese è stata fantastica, abbiamo trovato un pubblico molto preparato musicalmente, ma anche molta concorrenza. La qualità dei locali in cui si suona è ben superiore a quella italiana; anche nel buco più fetido, gli impianti sono meravigliosi.

Mountain-Whales-Album-Cover-by-DEMPer il secondo disco siete ritornati in Italia e finalmente i media specializzati si sono accorti di voi. Com’è stato il processo di creazione di questo album?
Abbiamo avuto due produttori artistici che ci hanno aiutato moltissimo. Lo abbiamo registrato in due settimane al teatro Petrella di Longiano. Abbiamo letteralmente montato lo studio lì e registrato sia Mountain Whales sia l’EP The World is Round; per questo progetto avevamo anche la residenza. Il periodo si è concluso come un cerchio, con un live di presentazione all’interno del teatro.

Come pensi si stia comportando l’Italia nei confronti dei giovani musicisti?
Secondo me oggi c’è un circuito ancora più indipendente di quel che fino a ieri si riteneva “indipendente”. Parlo di chi si autoproduce, che è rimasto l’unico modo per presentare musica liberamente e coerentemente con se stessi. Poi, solo in pochi casi, qualche istituzione o etichetta fa il miracolo per qualcuno. Purtroppo in Italia c’è questa pretesa diffusa del “rientro economico immediato” e questo, purtroppo, lo si vede anche nella politica dei locali, nella scelta dei gruppi che invitano a suonare…

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Mountain Whales ha da poco compiuto un anno, nuova musica in vista?
Siamo tornati in sala prove e abbiamo voglia di ricominciare, ma con molta calma; abbiamo scoperto che in noi c’è bisogno di ritornare piccoli per poter crescere.

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Una curiosità: come mai canti solo in inglese?
Ho un legame emotivo molto forte con questa lingua; avendo passato molti anni della mia vita all’estero, rappresenta l’espressione della maturità e della scoperta di me stessa. Quando canto in inglese mi scaldo, mi sento appagata e pronta a dare il meglio di me sul palco!

WEB* amycanbe.it