INTERVISTA
*RHÒ

by Siriana F. Valenti

Ecco Rhò, la sua musica, la sua grazia.

Ho conosciuto Rhò, lo scorso anno, durante una cena a casa di amici. Mi è entrato subito sottopelle e tra una lasagna, un sushi e una torta al cioccolato ricoperta di zuccherose rose rosse ci siamo raccontanti fitti un bel po’ di storie.
Grazie a quella cena ho avuto il piacere di ascoltare la sua musica e in anteprima, ancora in fase di lavorazione, il suo ultimo album Kyrie Eleison. Ho scambiato con lui quattro chiacchiere che sono poi diventate mille e vorrei condividere con voi quest’esperienza perché il ragazzo, vi assicuro, è una stella rara.

Rhò fotografato da Barbara Oizmud

Partiamo dalle presentazioni chi è Rhò?
Rhò è un musicista romano ma con radici terrone. Inutile parlare in terza persona quando abbiamo la fortuna di avere Rhò in “carnedossa”… Il mio è un progetto musicale solista, che porto in giro per l’Italia da più di un anno e che piace al punto da attirare l’attenzione di redazioni come la vostra (non sono ruffiano).


La mia musica si ispira ai suoni acustici, quelli della cultura folk, fondendosi con suoni più eterei ed elettronici. Da qualche settimana è uscito il mio primo album Kyrie Eleison su iTunes ed è doveroso ammettere la mia soddisfazione considerato il fatto che è il risultato di un lavoro durato un anno e svolto completamente da solo nella mia camera da letto.

Tempo fa, mi dicevi che lavori nel campo della comunicazione, ma la tua natura è quella del musicista. Come coniughi questi due aspetti durante le ventiquattro ore della giornata?
Una mi permette di fare l’altra. In maniera reciproca. L’essere musicista mi ha insegnato a gestire un linguaggio alternativo e questa cosa è fondamentale per strutturare un messaggio a prescindere dal mezzo che usi. È tutto collegato alla sensibilità più che agli strumenti. Fare musica mi ha permesso di non abbandonare quella visione laterale delle cose che si ha da ragazzini e che sfrutto pienamente nel fare comunicazione. Nel frattempo avere un lavoro attinente alle forme espressive mi permette sia di tenere la mente allenata sia di sostenere economicamente le mie scelte da musicista indipendente.

Collabori per diverse realtà. Dal cinema, alla pubblicità, a composizioni per eventi e sfilate. Proprio per la moda hai composto 17. Parliamo della tua esperienza al Pitti per Gherardini.
Quando mi hanno proposto di suonare all’evento di apertura per Gherardini ho risposto “Sì!” senza pensarci. Ovviamente l’attimo dopo avrei voluto schiacciare il tasto rewind. È stata un’esperienza magica. Creare suoni all’interno di uno spazio evocativo come l’accademia del Disegno di Firenze, luogo storico che ha avuto come presidenti i grandi dell’arte toscana dal ‘400 in poi, mi ha messo in contatto con una parte della mia dimensione musicale di cui non ero ancora consapevole. Ho suonato per cinque ore tra affreschi e opere d’arte. Improvvisando sui mie brani e creando armonizzazioni al momento. Tutto ispirato da ciò che vedevano i miei occhi. Il risultato di questa intensa esperienza è il sound che ora vive nel mio album e il finale di Pillow  (prima traccia) ne è l’esempio.

Quali sono le tue icone?
Mia madre. Lei. Motivo d’orgoglio per me.

Con Kyrie Eleison, sei al tuo primo album da solista, hai prodotto questo “mini” album (8 tracks) completamente in “da house”. Cosa significa comporre, suonare e produrre un album completamente in autodafé?
Significa dover imparare a fare tutto quello che hai detto e saperlo fare per dare senso alla musica che produci. Non è semplice ma la tecnologia aiuta molto.
È stata un’esperienza che mi ha insegnato a fare cose che prima non sapevo e che mi ha permesso di scovare tra tante sonorità quelle che mi rappresentano di più. Ho pensato all’idea di chiudere il tutto più di una volta. Così com’è stato difficile, da un certo punto in poi, trovare una versione definitiva. È stato difficile, in piena emorragia creativa, mettere la parola “fine” di fronte all’ultimo mix. Ma ora ne sono sicuro, era il momento giusto. E nessuno più di me può testimoniarlo. Ovviamente mi piacerebbe scoprire il parere dei lettori dopo l’ascolto dell’album. La pagina facebook di Rhò è aperta a ogni tipo di offese o pareri di ogni genere.

La tua musica è aulica. Quando l’ascolto visualizzo spazi a cielo aperto, senza spigoli né gabbie… È in certi momenti commovente, liberatoria, penso ad esempio alla track Lost. Da quali risorse interiori e da quali vissuti prendono vita certe note?
Uhm… tu vuoi approfittare della nostra attuale complicità per farmi raccontare cose scottanti… vero?
Sono serio, non c’è stato uno e solo un evento che mi abbia spinto a produrre quello che hai ascoltato. È stato un intero periodo di mutamenti. A trent’anni si dice che il corpo inizi a mutare rotta e che il metabolismo comandi azioni nuove. Io le ho assecondate piuttosto che domarle. Il risultato è stato un collegamento diretto tra il mio stato d’animo e la mia produzione musicale.

Hai collaborato all’album Tradizione Elettrica di Giorgio Baldi e Luca Faggella. Raccontaci un po’ di questa “congiunzione”.
Giorgio è un grande musicista. Collabora e produce da anni con Max Gazzè e godere della sua stima è per me motivo di soddisfazione. Tradizione Elettrica è stata un’occasione per incastrarci per la prima volta e capire che entrambi facciamo sul serio quando diciamo che ci piacerebbe collaborare, cosa che faremo presto. Lui mi ha supportato molto durante quest’ultimo anno e gliene sono grato.

Dove ti ascolteremo a breve dal vivo?
Il prossimo concerto a Roma sarà il 4 dicembre al Palladium. Sul mio sito www.rhomusic.net ci sono gli aggiornamenti su tutte le altre date.

Ci dedichi una playlist a firma Rhò?
Vi rimando al mio blog, http://allaroundrho.tumblr.com/, che è una continua playlist aggiornata.