TATTOO
* MARCHESE

by Redazione DATE*HUB

Un tatuatore/writer dallo stile unico si racconta…

«Mi chiamo Marchese e tatuo dal 2006, ma la mia passione per il colore arriva da lontano, il mio percorso mi ha visto infatti impugnare, prima della macchinetta, gli spray e i pennarelli, strumenti tipici dell’aereosol writing o graffiti se preferite.
Dalla prima metà degli anni novanta mi sono dedicato interamente alla mia attività di writer concentrandomi in particolare sui treni, il supporto prediletto per questa forma di espressione.
La passione, l’energia e l’amore per il writing, vero e proprio stile di vita, hanno cominciato, all’inizio del nuovo millennio a scivolare verso il tatuaggio. Ho iniziato miscelando i due linguaggi inserendo elementi tipici del tatuaggio classico nei miei lavori di writer, tanto che ad un certo punto un linguaggio ha assorbito e quasi cannibalizzato l’altro.»

«A questo punto la porta per i tattoo era completamente aperta e il caso ha favorito la svolta: i primi marchi sulla mia pelle  sono opera di Danielino del  The Tattoo Shop, storico negozio aperto a Milano dal 1985, per lui avevo realizzato alcune insegne in legno con lettering ispirato alla cartellonistica del primo Novecento eseguite con acrilici e pennello.»

«Daniele mi ha chiesto a questo punto se ero disposto ad imparare la tecnica del tatuaggio, non ci ho pensato due volte e ho fatto il più classico dei salti nel vuoto: ho lasciato il mio lavoro e mi sono buttato in questa avventura!
Al The Tattoo Shop sono rimasto per oltre tre anni, dal 2008 al 2011, in questo periodo Daniele mi ha trasmesso la passione per il vero tatuaggio e qui ho avuto la possibilità di entrare in contatto con importanti esponenti della scena (Pepe, Chio, Crez che mi ha insegnato a fare i flash…). È stata un’esperienza fondamentale e sono felice di aver mosso i primi passi avendo come mentore un esponente della vecchia scuola. Oggi lavoro presso Steel Power Tattoo di William a Cassano d’Adda (MI).

Il mio lavoro è sempre stato orientato verso il rispetto della tradizione di questa disciplina, inizialmente concentrandomi sugli stili classici (americano ed europeo) ai quali ne sto affiancando altri. Alla base del mio lavoro c’è la necessità di comunicare le mie emozioni, prima lo facevo colorando treni e muri, poi legno e carta e infine sul supporto più difficile e intimo: la pelle.»


«Il futuro lo vedo dedicato allo studio continuo dell’arte millenaria del tattoo alla ricerca della radici e del significato di questa disciplina cercando la risposta alla domanda che una risposta non ha: perchè l’uomo si tatua?»