DESIGN
* OBLO CREATURE

by I Hate Pink

Attenti al Bulldog!

Né genio né sregolatezza è lo slogan che appare quando si approda sulla pagina web di Oblo creature. La sregolatezza c’è nella misura in cui tutto quello che viene prodotto dalla fervida creatività di Giulia Bernini ha talmente tanta ironia intrinseca da sfiorare punte di sana sregolatezza, e la genialità, a parere mio, consiste nell’aver fatto di una passione uno stile di vita senza rinunciare alla qualità del vivere in una piccola città di mare come Livorno.

Quando nasce Oblo creature?
Le prime creature Oblo risalgono al 2004, quando, di ritorno dalla mia esperienza di vita e lavoro a Siviglia, dopo un’estenuante lotta interiore decido di tornare a vivere a Livorno. Ad incidere sulla decisione presa, proprio in quei giorni di caos e incertezza, un amico livornese mi propone di restare in città per occuparmi del logo e della comunicazione estetica di Iclos, la sua ditta emergente nelle telecomunicazioni. Il primo passo è la progettazione del logo, un monitor con l’occhio, connubio tra la poetica di “Grande Fratello” e le forme tondeggianti di Mirò, poi, come per tecnologica magia, ho iniziato a scomporre il logo approvato, in forme e figure e illustrazioni  per un calendario aziendale mai andato in cantiere, intanto, la t-shirt aziendale con il logo riscuoteva ammirazione tra chi se l’era aggiudicata e Iclos stava ingranando. Poi la crisi… la crisi dappertutto che mi ha permesso di portare avanti questo progetto creativo in solitaria e assoluta spontaneità. Le creature sono rimaste le stesse, il monitor è diventato la lavatrice e Oblo è diventato il mio nome (oblò per gli amici, oh quell’accento ce lo mettono tutti…). E con la lavatrice e tutti i suoi significati trasfigurativi, la centrifuga ha iniziato a girare veloce, tirando fuori progetti, traguardi, collaborazioni e stimoli, che continuano a frullare e che diventano sogni, pronti lì ad asciugare al sole.

Grafica e Illustrazione. Come convivono nel tuo lavoro?
Con questo gioco della scomposizione del logo di Iclos che poi si è trasformato in Oblo, e con la voglia di dare un senso all’esistenza, credo di essermi aggiudicata la chiave per far convivere in armonia due campi del mio lavoro di comunicatrice che ritengo fondamentali.


Da dove nasce il tuo interesse per la grafica?
Mi entusiasmo sempre davanti ad un bel logo! Quei piccoli simboli che contengono tutto un universo mi incantano. Pedro Cabañas è stato il mio maestro a Siviglia, dove sono stata la sua assistente, e mi ha aiutata a tirare fuori questo aspetto e questo amore che avevo e che ho per l’estetica.

Dove preferisci creare?
Di notte mi piace tanto! Anche nel caos del laboratorio che condivido con Studio 54 a Livorno. E poi ovunque! La fase creativa mi esalta ovunque. Ho sempre con me un quaderno e un pennarellino nero: è il modo migliore in cui riesco a fermare le idee per non vederle correre via.

Ci sono persone o luoghi che ispirano il tuo lavoro?
Non sono molto ispirata dalle persone, mi stimolano di più le figure mitologiche, gli animali, la natura e i cantanti rock. Uno su tutti David Bowie. E poi ci sono il mare, le stelle, il vento, la notte e le visioni.

Come nasce Maruja day?
Maruja è il cane di Pedro, (Pedro Cabañas) è la bulldog francese che credo mi abbia rimpiazzata nel lavoro di assitente, una volta lasciata Siviglia. Siamo diventate amiche. Lei è una protagonista, una star, tutti siamo ammaliati dal suo carisma e dal suo stile e poi Maruja vuol dire comare, donna di casa, perfetta come testimonial di un brand che come logo ha una lavatrice!
Maruja quindi è diventata una Oblo creatura di plexiglass, poi una stampa su t-shirt, su tessuto, una borsa, una seduta e un’icona indiscussa tanto da diventare la musa ispiratrice di 40 menti visionarie che le hanno dedicato disegni, quadri, video, canzoni, foto, sculture, arredi. È il collettivo Maruja, i cui lavori vengono da me portati in giro allestendo spazi e stimolando la comunicazione e la conoscenza. Maruja day è stato ospitato a Livorno, a Roma, a Castiglioncello, presto sarà a Siviglia, e chi ci ferma più!

Come vivi le collaborazioni con altri artisti?
Le collaborazioni sono il miglior  modo per crescere e imparare, amo collaborare. Amo il modo in cui persone diverse interpretano lo stesso tema dando vita ad infiniti dibattiti visivi, ma più che altro hanno qualcosa da dire che mi piace ascoltare.

Secondo te chi è la bella e chi la bestia?
La bella sono io e la bestia è Maruja.

WEB* www.oblocreature.it
Foto di Paolo Ciriello