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* VINTAGE POSTCARDS

by Picame

Una cartolina è per sempre. (Purtroppo?)

Al secondo posto della mia TOP10 delle cose più odiose che un individuo possa fare compare la voce “SCRIVERE CARTOLINE”. Piazzata esattamente tra “INDOSSARE LE HOGAN” e “FARE IL CALCIATORE”. Vi risparmio il resto.

Questa faccenda delle cartoline mi ha perseguitato per tutta l’infanzia, da quando ho imparato a scrivere fino all’avvento dei cellulari con la fotocamera, quindi approssimativamente per una quindicina di anni.

Torchiato dai miei ad ogni vacanza, obbligato a scegliere tra quelle noiosissime ed ipersaturate vedute di quella certa baia o di quel monte o di quel paesino arroccato… “Baci e abbracci da Loano”; “Un caro saluto da Porto Recanati (e ricordati di dare da mangiare a Billo)”; “Cara nonna, caccia ‘sta cinquantamila di tanto in tanto”. Ok, questa forse l’ho solo pensata. Cartoline che a vederle erano come cazzotti nel bassoventre e, credetemi, lo pensavo ancora prima di fare il mestiere che faccio. Opera di colleghi chiaramente sotto effetto e acquistate da turisti con pessimo gusto.


Insomma, alla soglia dei trent’anni mi ero quasi arreso al fatto che niente e nessuno sarebbero riusciti a farmi cambiare idea sulle cartoline. Finché un giorno, navigando in rete, mi imbatto in una cartolina diversa, molto colorata e molto vecchia. Sopra c’è scritto, a caratteri cubitali, CALIFORNIA. Risalgo alla fonte e ne trovo altre, molte altre. Americane per lo più. Questi yankees col loro modo di fare sempre esagerato e “abbondante” negli anni 70/80 farcivano questi piccoli rettangoli di cartone con quanta più roba potevano ma il risultato finale non era affatto male!


Voglio dire, io una di queste cartoline l’avrei non dico scritta e spedita ma almeno collezionata. Anche solo per provare, una volta grande, quella sensazione calda e rassicurante che quegli sfondi color pastello e quelle lettere scatolate sanno infondere nel cuore dei grafici più intransigenti. Con buona pace di Photoshop.


(Andrea Berretta/Picame)