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* THE BURNING MAN

by Polkadot

Ogni anno, nel deserto del Nevada, un uomo brucia in nome della libertà d’espressione!

Agli americani, si sa, piace fare le cose in grande. Mentre i grattacieli delineano lo skyline delle principali città USA, la natura fa il suo dovere tra laghi, foreste, canyon e distese selvagge. Esiste un luogo dove lo spazio naturale e la mano dell’uomo convivono in armonia e dove il passaggio di quest’ultimo avviene in maniera temporanea e non intrusiva.


Ogni anno, a cavallo tra agosto e settembre, al termine del Labor Day americano, più di 50.000 persone si riuniscono per 8 giorni nel bel mezzo della distesa salata del Black Rock Desert (Nevada) per abitare la città temporanea di Black Rock City. Qui, sculture imponenti e templi maestosi costruiscono lo spazio umano entro cui la comunità provvisoria del Burning Man Festival può ritrovare i propri simboli. Al termine dell’esperienza, tutto viene smontato e un grande uomo di legno viene “mantricamente” bruciato.

Arte, musica ed espressione creativa rappresentano gli elementi principali dell’adunata più spettacolare che un deserto possa aver mai ospitato. Un esercito di nuovi hippie dà vita, per l’intera settimana dell’evento, ad una performance in cui sono tutti attori e spettatori e che si presenta come un esperimento sociale di rispetto verso l’identità altrui e il luogo che lo ospita.

Non esistono regole se non i 10 principi del Burning Man: inclusione, dono, mercificazione, fiducia in sé, espressione di sé, sforzo comune, responsabilità civica, non lasciare traccia, partecipazione, immediatezza. Azioni comunitarie, queste, che ogni anno si esprimono nel tema proposto (nel 2012 sarà “La fertilità 2.0”) e nella piena libertà espressiva dei partecipanti.

Abbiamo intervistato Paul Belger, Producer e Program Manager di base a New York, che da alcuni anni collabora per l’organizzazione artistica del festival.

Come è iniziata la tua esperienza al Burning Man Festival?
Mi sono trasferito da New York a Los Angeles nel 2001. Conoscevo il festival grazie a un amico di infanzia. Così ne ho parlato con dei nuovi amici che volevano portarmici. La mia prima volta ci sono stato per soli 4 giorni, ma quando sono ripartito e ho guidato 14 ore per tornare a Los Angeles, ho letteralmente pianto. È stata una delle esperienze più belle della mia vita e dopo 10 anni continua ancora!

Come intervieni nello spazio sconfinato del Black Rock Desert e da cosa ti lasci ispirare?
Ho lavorato con numerosi artisti durante l’anno ma il mio principale ruolo adesso è coordinare la Playa per la Flux Foundation per cui abbiamo costruito il Temple of Flux nel 2010. In quell’occasione abbiamo avuto l’aiuto di un gruppo di 250 volontari che hanno lavorato notte e giorno per settimane prima dell’evento. Quest’anno, invece, realizzeremo ZOA. Mi piace lavorare con la gente sulla Playa poiché lì le persone sono così desiderose di imparare, condividere e ispirare. Non costruiamo solo Arte ma costruiamo una comunità.

Le installazioni del Burning Man Festival sono destinate ad essere smontate al termine della settimana dell’evento. Quanto influisce la temporaneità di queste sculture sul progetto?
Alcune delle sculture sono fatte per essere smontate; altre, invece, vengono bruciate. La spontaneità utilizzata nell’arte è un importante elemento che rende il Burning Man così speciale. Questo perché non solo le sculture vanno smontate ma devono essere abbastanza robuste per permettere alla gente di salirci sopra. Ci sono, quindi, numerosi ingegneri, architetti e scienziati visionari dietro gli artisti. Inoltre, i pezzi delle sculture devono essere trasportati nel deserto e questo esige che ogni passo sia ben pianificato.

Come si relaziona la gente con queste imponenti costruzioni?
Solo due parole: potenzialità e soggezione. Non riguarda solo le sculture più grandi, ma alle volte anche i pezzi più piccoli riescono a comunicare. Apprezziamo l’arte in maniera diversa, che sia di grandi o piccole dimensioni.

Quali simboli della società esterna si ritrovano al Burning Man?
Al Burning Man si può trovare di tutto. Soprattutto umanità, collaborazione, bellezza, dolore, liberazione e divertimento!

WEB * www.burningman.com
Articolo di Federica Sfregola