INTERVISTA
* ALESSANDRO SCIARAFFA

by Polkadot

Come un moderno sciamano, Sciaraffa trasforma gli elementi e ne fa Arte.

Da sempre i Quattro Elementi sono stati associati alla stregoneria per la sua capacità di plasmare la natura e piegarla alle regole umane. Terra, Aria, Fuoco e Acqua rappresentavano, per questi originari sciamani, le energie primordiali della materia esistente, visibile all’uomo e controllabile. Qui, la conoscenza dei comportamenti chimici e fisici degli elementi era fondamentale per l’alterazione dell’ordine naturale delle cose.

I lavori del giovane artista torinese Alessandro Sciaraffa, riportano alla mente gli antichi rituali che chimici, medici e scienziati solevano esercitare in epoche remote. Una laurea in Architettura e una veloce e promettente carriera nel settore artistico hanno trasformato l’attività di Alessandro in una vera e propria ricerca scientifica in cui primeggiano la sperimentazione sui materiali e lo studio della loro reazione chimico-fisica.

Anche l’uomo e il contesto ambientale partecipano a questa osservazione, diventando parte integrante delle opere di Sciaraffa. Abbiamo chiesto all’artista cosa si cela dietro i suoi esperimenti.

Il tuo lavoro è caratterizzato dalla sperimentazione sui materiali. Come ti sei avvicinato a questo tipo di ricerca artistica? La tua formazione in architettura ha influito su di essa?
Il materiale è come un libro: non si trova e lui a trovare te. Sono semplicemente curioso, scelgo un materiale quando mi sorprende. Tendo generalmente a sviluppare le sue potenzialità funzionali ed estetiche. Probabilmente questi aspetti progettuali derivano dallo studio architettonico o dalla musica, in ogni caso, aver frequentato architettura mi ha dato un metodo, allargando le facoltà di ricerca in un campo molto vasto.

Le tue installazioni sono il più delle volte delle pratiche performative in cui il contesto in cui operi assume un ruolo fondante nella realizzazione delle tue opere. Qui, gli elementi naturali diventano strumenti di indagine conoscitiva sul comportamento dei materiali. Quanto tempo dedichi allo studio di questi fenomeni nella produzione delle tue opere?
Noi siamo in grado di misurare i mutamenti delle cose rapportandoli al tempo. Al contrario il tempo è un’astrazione, alla quale arriviamo proprio attraverso la constatazione del mutamento. A una fiera ho incontrai un compagno di studi che mi domandò quanto tempo ci volesse per produrre l’opera esposta, gli risposi: tutta la mia vita che se ci penso è un attimo.

Osservazione ed esperienza sono i due stadi della conoscenza. Pensi che l’aspetto poetico di questo processo trasformi l’esperimento in arte?
L’esperimento è un passaggio, guidato da un intento o dall’intuito per giungere a un risultato. Se si ritiene che l’arte sia in continuo mutamento, l’esperire diviene un processo inevitabile. C’è da non sottovalutare l’errore come parte della sperimentazione che da sempre ha contraddistinto la pura applicazione di una tecnica da un’opera d’arte. Spesso da un errore nasce l’idea.

 
Quale ruolo, invece, assume l’estetica nella tua ricerca?
Mi piace pensare all’estetica come una sorpresa. Gioca un ruolo d’equilibrio tra ciò che voglio dire e ciò che esprimo nel fare.

La sperimentazione sul suono sembra essere una costante di buona parte del tuo lavoro. Qual è il tuo rapporto con esso?
Un rapporto fisico viscerale. Tutta la mia ricerca è incentrata sulla manifestazione sensibile del suono sullo spazio e sull’uomo. Il suono plasma la materia determinandone una forma che a sua volta muta al variare del reciproco rapporto con la propria natura vibrante. Tutto è suono e noi ne siamo immersi.

Quali pensi siano i futuri sviluppi dell’Arte contemporanea?
Precari. Forse bisognerebbe incominciare a ridefinire l’Arte contemporanea, magari usando un altro nome.

WEB* www.sciaraffa.net
Intervista di Federica Sfregola