ARTE
*XIAOQING DING

by Redazione DATE*HUB

Conoscerete le vostre responsabilità.

Xiaoqing Ding - photo: Gwladys Kirschner

È la terza volta che intervisto Xiaoqing Ding e ogni volta scopro di avere dentro di me una parte che non sapevo esistesse, che forse rinnego consapevolmente, vinto dalla “rutilante vita occidentale”: una parte più vicina alla calma, alla riflessione, alla pace. Esiste una parte di me capace di fermarsi, quindi? Capace di tenersi forte mentre una foglia crolla da un ramo e collassa sul terreno? Capace di cogliere l’attimo in cui una montagna dimezza la sua vetta corrosa dal vento. Lo chiamano Zen. E ogni volta che parlo con Xiaoqing scopro di essere un pochino zen anche io. Sarà che in ogni sua risposta quest’artista cinese – una delle regine di quel movimento chiamato “pop-surrealismo” – esprime una forma di sincerità così profonda e preziosa che alla fine ci si sente arricchiti.
Con Xiaoqing non ci siamo mai conosciuti dal vivo, eppure la sento vicina, anche se a dirla così può sembrare il titolo pensato male di un libro scritto peggio, del tipo La cina è vicina. Vediamo se fa lo stesso effetto anche a voi.
Di certo è molto emozionante proporre su DATE*HUB in assoluta esclusiva mondiale le sue nuove opere. Sono disegni a penna biro su carta d’argento. Xiaoqing li ha fotografati per noi e voi siete i primi al mondo ad ammirarli. Vale la pena ripeterlo: siete i primi al mondo.

We are on a boat - Penna biro su carta d'argento - 49x68cm (2012)

Presentati come lo faresti a una persona curiosa che ti incontra per la prima volta…
Sono Xiaoqing, un’artista cino-americana. Al momento vivo e lavoro in un vecchio monastero medievale al centro della Francia. C’è una base dell’aeronautica molto vicino a dove mi trovo adesso. Il paesaggio è surreale: vedo formazioni di uccelli a Y spezzate dal rumore dei jet da caccia militari. In effetti mi piace starmene lì a osservare questa specie di armonia disarmonica in un Paese che conosco poco. Credo che il mio lavoro sia simile a questa definizione: l’armonia che diventa disarmonia, e viceversa. In un ciclo continuo…

Year of the Dragon - Penna biro su carta d'argento - 55x133cm (2012)

Xiaoqing a 10 anni, mentre disegna.

Oggi, 2012. Il mondo è virtualmente connesso, niente più confini, niente più distanze, grazie al web. Ma al tempo stesso ancora ci servono i passaporti, cambi valute, nazionalità. Sei nata in Cina e hai passato lì la tua infanzia. Com’è stata la tua educazione? Quando poi hai iniziato a vivere all’estero (New York prima, la Francia ora) quanto ha contato aver avuto un’educazione orientale?
Sì il mondo è diventato più piccolo in un certo senso, ma non più sicuro. In effetti ancora benedico i passaporti! Per fortuna l’Arte non ha confini e potrebbe rappresentare una forma di pace più pura rispetto a quelle politiche o religiose.
Sono sempre stata un po’ gelosa di quelle persone nate e cesciute tra genitori o nonni di differenti nazionalità – e non solo perché sanno parlare tante lingue sin da piccole – perché possono viaggiare molto e sentirsi a casa in diversi Paesi. Sentirsi in famiglia anche tra diverse etnie.
Ho avuto fortuna con la mia educazione in Cina. Sono cresciuta in un campus universitario, ben diverso rispetto a molti bambini che in Cina vivono in situazioni rurali lontanissime. Non rinnego assolutamente le mie origini orientali, anzi ne vado fiera: il mio background mi fa avere una prospettiva personale rispetto al mondo, non solo quello strettamente legato all’Arte.

Down to the Waterline - Penna biro su carta d'argento - 49x68cm (2012)

Cos’è “POP” per te?
Ufficialmente Pop è la capacità di donare valore artistico a un oggetto o un’idea di uso comune. Per me “pop” è solo un suono, il suono che si fa quando si salta fuori dall’ordinario.

Una volta mi hai detto “mi piace stare sola, lavorare ai miei quadri e prendere le mie responsabilità”. Cosa intendevi esattamente per “responsabilità”? Pensi che una volta finito, un quadro abbia responsabilità? Verso chi? Dimmi di più…
“Prendere le mie responsabilità” è un modo serioso per dire “essere onesti con se stessi e con il proprio lavoro”. Conosco molti artisti che producono moltissimo e subito pubblicano i loro lavori sui vari social network alla disperata ricerca di attenzione, e magari molti di quei lavori non sono neanche finiti o non c’è niente di emozionante o interessante nel vedere queste bozze, fatte senza cuore, solo per qualche “Mi Piace”. Ho immenso rispetto per quegli artisti che vivono come eremiti, che davvero si concentrano sul proprio lavoro, che davvero fanno Arte per il proprio cuore, non per soldi. Artisti che si prendono le proprie responsabilità…

Sagittarius - Penna biro su carta d'argento - 49x68cm (2012)

Sai come si dice “la prima volta non si scorda mai”. Mi racconti la più intensa “prima volta” della tua vita? Può essere di qualsiasi genere, dal primo quadro esposto al primo viaggio in aereo, dal primo amore al primo gelato! Qualsiasi cosa…
La “prima volta” più emozionante della mia vita è stata quando ho visto sbocciare il bocciolo di un Epiphyllum Oxypetalum, (La regina della notte) un fiore esotico notturno della famiglia dei cactus. Si apre una volta l’anno dopo il tramonto, e rimane aperto una notte e una notte sola. In cinese si chiama 昙花一现 (tanhua yi xian), “il breve fiorire”, riferito chiaramente alla sua vita così limitata nel tempo.
L’ho visto quando avevo 12 anni; uno dei miei vicini aveva coltivato il fiore e quel giorno l’intero vicinato si era riunito intorno a questa pianta. Saremo stati in trenta, tutti in cerchio, bagnati dalla pioggia estiva che cadeva. Ci mise un sacco di ore prima di sbocciare ma alla fine il bocciolo si aprì e iniziò a riempire l’aria del suo profumo. A ricordarlo pare di raccontare una favola. Se immagino ora la scena vedo le stesse persone intorno a un computer a guardare un filmato di YouTube, non credo che nessuno si siederebbe più aspettando per ore un fiore che sboccia. Ma, chiaramente, la questione è l’attesa, oltre al momento esatto in cui il fiore sboccia… Comunque, tanto per spezzare un po’ di poesia, ho trovato il video su YouTube! Potete chiamare i vicini…

Mi viene spesso un pensiero, quando penso al mercato dell’Arte. Quando pensi, realizzi e finalizzi un quadro, immagino che tu come Artista lo senta in un certo senso “tuo”. Quando poi lo vendi e lo vedi “andare via” nelle mani del collezionista, non è un po’ come vedere un figlio che lascia la sua casa natale? Non ti senti come un genitore che ha cresciuto il figlio e si vede costretto ad affidarlo a qualcun altro?
La verità è che mi piacciono alcune delle mie opere più di altre. Ma poi mi dispiace ogni volta che ne vendo una. Certo forse se le vendessi per un milione di dollari mi sentirei un po’ meglio! Comunque sono spesso in contatto con molti dei miei collezionisti ed è confortante sapere che, in un certo senso, si prendono cura delle mie opere. Spesso faccio dei pezzi per qualcuno che mi piace, li dono senza venderli. Ho fatto anche qualche ritratto a degli amici, è un modo per farli felici che mi ripaga più del denaro.

Pisces - Penna biro su carta d'argento - 49x68cm (2012)

WEB* www.xiaoqingding.com
(S.B.)