[FANTA]INTERVISTA
* BARBARA MILLICENT ROBERTS

by I Hate Pink

Ehy “bambola”…

Lei è nata il 9 Marzo 1959. 3 giorni dopo, ma in un altro anno, nascevo io. Finalmente dopo tanta attesa sono riuscita a strappare un’intervista esclusiva all’unica vera icona della mia vita! Amata dalla stampa e odiata dalle femministe, criticata dall’opinione pubblica e celebrata dalla moda, ha fatto del rosa e dei capelli biondo platino uno stile di vita. Lei è l’alter ego di milioni di donne, ragazze, bambine. Dopo di lei le donne non sono state più le stesse: ecco la mia intervista esclusiva a Barbara Millicent Roberts, meglio conosciuta come Barbie.
Per lei il tempo sembra non essere mai passato e quando entro nella sua casa di Miami passando per un gigantesco giardino abitato da pony bianchi e fenicotteri rosa mi emoziono come se fossi tornata bambina. La sua casa è quanto di più rosa abbia mai visto, ogni singolo oggetto appartiene a una sfumatura diversa di questo colore, la luce che entra dalle grandi finestre bianche illumina un salone da vera star dove campeggiano foto di lei con le sue amiche, i suoi figli, i suoi genitori e il suo amato compagno di una vita: Ken.
Sento una voce squillante che parla al cellulare accompagnata da un suono di tacchi che camminano veloci, giusto il tempo di girarmi ed eccola: magnifica, bionda, magra, svettante, fasciata da un tubino a fiori coloratissimi, mi accoglie con il suo famoso sorriso e mi fa cenno di sedermi sul divano.

Ciao Barbara, sei bellissima e luminosa nonostante i tuoi 53 anni,  sei una di quelle donne che credono che la bellezza risieda solo nella giovinezza?
Le tue parole mi lusingano. Credo che la bellezza risieda nell’espressione e nell’armonia esteriore e interiore. Un mondo di cloni tutti uguali e giovani lo troverei orribile. Ho fatto di tutto per non essere mai uguale a me stessa: ho cambiato colore di capelli, abbigliamento, lavoro, macchina, stile di vita, ho avuto dei figli, dei cani, dei cavalli e anche un compagno fedele. Certo che quando sei una bambola prodotta in serie, non è semplice.

Sei stata attaccata spesso per la tua immagine di donna perfetta “che coltiva fiori da sfoggiare in occasione del prossimo barbecue”.
Sì, è vero, negli anni si è avuto molto da dire su di me, quasi fossi diventata io la fautrice della disuguaglianza sessuale. Lavoro, mi mantengo da sola, non mi sono mai sposata e non vivo con il mantenimento di ex-mariti miliardari, non ho mai avuto bisogno di andare a letto con nessuno per arrivare dove volevo, mi sono costruita il successo grazie al mio stile e al mio grande fiuto per gli affari, rinnovandomi ogni volta, sono assolutamente indipendente. Tutto il mio universo è costruito intorno alle donne e per le donne; sono nata in un’epoca in cui l’unico gioco che si regalava alle bambine erano bambolotti neonati, come se il solo scopo di una donna nella vita fosse quella di fare figli. Poi sono arrivata io.
Hanno detto che il modello che propongo è quello di una donna apparentemente libera ma in realtà condizionata e orientata verso il consumismo e stereotipata dalle nuove esigenze del mercato capitalista. Ma io sono solo una bambola bionda a cui piace “giocare alla vita”, cambiando spesso abito e acconciatura. Se poi nella società contemporanea ogni slancio creativo di una donna di plastica (ma con molta più anima di tante fatte di carne) viene emulato in maniera spropositata da bambine che partecipano a concorsi di bellezza dall’età di 2 anni per volere della propria famiglia, non è certo colpa mia. Mia figlia non ha mai partecipato a nessuna di queste stupide manifestazioni.

Come ti vedi tra 20 anni? Ancora un’icona? O ti ritirerai come Audrey Hepburn?
Spero di lasciare il posto a una degna sostituta, che sappia far giocare e sognare le bambine come ho fatto io.

Purtroppo il tempo è tiranno e non ho potuto chiedere a Barbara le altre mille domande che mi passavano per la testa. Ma certo non nascondo l’emozione di aver potuto intervistare uno dei miei miti!
A dimostrazione che l’influenza di Barbie e del suo stile di vita perdura anche ai giorni nostri, vi mostro una “chiccha” in cui mi sono imbattuta preparando l’incontro. È una delle più interessanti estimatrici di questa bionda bambola, tanto la ama da averla trasformata in gioielli di design estremamente ricercati e particolari in modo da poterla avere sempre con se, si chiama Margaux Lange. La prima volta che ho incrociato una sua creazione è stato sul web. Mi sembra fosse una faccia di profilo che ne baciava un’altra. Non capii bene al primo sguardo di che si trattasse, poi appena mi fu chiaro persi definitivamente la testa: erano pezzi di Barbie montati come fossero pietre preziose su orecchini, spille e collane.


Argenti e resine sono i materiali che giocano con le bionde amputazioni, e sono quelli che Margaux ormai da dieci anni ha scelto per le sue creazioni. Le Barbie utilizzate sono tutte bambole di recupero, amabili resti di bambine cresciute che trovano nuova vita, indossati da collezionisti, amanti del genere, nostalgici e bionde in cerca di sicurezze. Da quel giorno la newyorkese Margaux Lange, è diventata la mia Art Jewellery Designer preferita, nessuno come lei aveva mai trovato il modo di farci indossare, a noi vecchie bambine, un pezzo della nostra bambola preferita. Perché Barbie è stata la bambola preferita di tutte noi ragazze. Non raccontatemi bugie.

WEB* Margaux Lange
Le foto dell’articolo sono di Martina Spagnoli.